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Ricordare perché si eviti il ripetersi di tali e tanti orrori.

Trent’anni fa moriva suicida, all’età di 67 anni, Primo Levi.  Era un chimico che soleva definire il suo lavoro «il mestiere di giorno», per distinguerlo dall’altro, quello di notte, consistente in un’attività di scrittura di ciò che gli bruciava drammaticamente nell’intimo. Non si definiva scrittore, perché lo scrivere per lui non era un mestiere, ma un «non-mestiere»: era piuttosto riposo, libertà, riflessione.

Levi aveva 24 anni quando fu recluso nel campo di concentramento di Auschwitz, nel marzo 1944; vi rimase 11 mesi, fino al momento della liberazione. Sopravvissuto agli stenti, alla fame, alle umiliazioni, Levi riuscì a tornare in Italia dopo un tortuoso cammino. Al 1947 risale il suo capolavoro, Se questo è un uomo, dove egli rievoca la prigionia ad Auschwitz e le atrocità subite nel campo di concentramento.

Sebbene Levi abbia scritto altri libri, romanzi e racconti a carattere scientifico, i suoi grandi successi sono rappresentati proprio dalle sue opere autobiografiche, annoverabili tra i capolavori del Novecento.

In esse ha testimoniato al mondo la tragedia di un genocidio unico nella storia dell’umanità. Ma ha anche consegnato alla storia una sfilata di personaggi straordinari che solo circostanze estreme rivelano. Pur essendo le condizioni di vita nel Lager disumane, alcuni ebbero la forza e il coraggio di affermare la propria dignità e di conservare la propria umanità. Testimonianze che l’autore ricorda con dolore e gratitudine.

Alla fine però, Primo Levi, umile testimone del Lager, o meglio «martire» di quell’orrore, non ha saputo resistere alla vergogna di una disumanità che in nessun modo, nei lunghi quarant’anni che seguirono al suo ritorno, gli era stato possibile accettare.

La civiltà Cattolica 

In un’intervista concessa poco dopo la pubblicazione (e spesso integrata al romanzo), Primo Levi afferma di essere disposto a perdonare i suoi aguzzini e di non provare rancore nei confronti dei nazisti. Ciò che gli importa, dice, è solo rendere una testimonianza diretta, allo scopo di fornire un contributo personale affinchè si eviti il ripetersi di tali e tanti orrori.