I commenti sono off per questo post

Intervista a Papa Francesco

Riscoprirsi più uniti, più vicini a chi soffre, sentirsi fratelli per superare assieme la crisi mondiale causata dalla pandemia. 

Papa Francesco ribadisce che “da una crisi mai si esce come prima, mai. Ribadisce : “Usciamo migliori o usciamo peggiori”. Enumera dunque una serie di situazioni drammatiche, dai bambini che soffrono la fame e non possono andare a scuola alle guerre che sconvolgono molte aree del pianeta. 

Il Papa risponde poi ad una domanda del giornalista Fabio Marchese Ragona sui vaccini. “Io – afferma – credo che eticamente tutti devono prendere il vaccino. Non è una opzione, è un’azione etica. Perché ti giochi tu la salute, ti giochi la vita, ma anche giochi la vita degli altri”.

Per il Pontefice, questo è il tempo di “pensare al noi e cancellare per un periodo di tempo ‘l’io’, metterlo tra parentesi. O ci salviamo tutti con il ‘noi’ o non si salva nessuno”. Nemica della vicinanza è “la cultura dell’indifferenza?”. Si parla – constata – “di un sano menefreghismo dei problemi, ma il menefreghismo non è sano. La cultura dell’indifferenza distrugge, perché mi allontana”.

In questo momento di crisi, è la sua esortazione, “tutta la classe dirigenziale non ha diritto di dire ‘io’ … deve dire ‘noi’ e cercare una unità di fronte alla crisi”. In questo momento, riafferma con forza, “un politico, un pastore, un cristiano, un cattolico anche un vescovo, un sacerdote, che non ha la capacità di dire ‘noi’ invece di ‘io’ non è all’altezza della situazione”. E soggiunge che i “conflitti nella vita sono necessari, perché ce ne sono, ma in questo momento devono fare vacanza”, fare spazio all’unità “del Paese, della Chiesa, della società”.

Francesco rileva che la crisi dovuta alla pandemia ha acuito ancora di più la “cultura dello scarto” nei confronti dei più deboli, siano essi poveri, migranti o anziani. Si sofferma in special modo sul dramma dell’aborto che scarta i bambini non voluti. “Il problema dell’aborto – avverte – non è un problema religioso, è un problema umano, pre-religioso, è un problema di etica umana” e poi religioso. “È un problema che anche un ateo deve risolvere nella sua coscienza”. “È giusto – si chiede il Pontefice – cancellare una vita umana per risolvere un problema, qualsiasi problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?”.

Confida di essere “rimasto stupito”, considerata la disciplina del popolo degli Stati Uniti e la maturità della sua democrazia. Tuttavia, rileva, anche nelle realtà più mature, sempre c’è qualche cosa che non va quando c’è “gente che prende una strada contro la comunità, contro la democrazia contro il bene comune”. Ora che questo è scoppiato, prosegue, si è potuto “vedere bene” il fenomeno e si può “mettere il rimedio”. Francesco condanna la violenza: “Dobbiamo riflettere e capire bene e per non ripetere, imparare dalla storia”, questi “gruppi para-regolari che non sono ben inseriti nella società, prima o poi faranno queste azioni di violenza”.

Offre così una riflessione sulla fede nel Signore, che – dice – è innanzitutto “un dono”. “Per me – afferma – la fede è un dono, né tu né io né nessuno può avere fede con le proprie forze: è un dono che ti dà il Signore”, che non si può comprare.

Questa vicinanza di Dio  “nella fede è un dono che dobbiamo chiedere”. L’intervista si conclude con l’auspicio che nel 2021 “non ci siano gli scarti, che non ci siano atteggiamenti egoistici” e che l’unità possa prevalere sui conflitti.

Vatican News