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Francesco: adorare Dio è scoprirlo nascosto nelle situazioni semplici

“Ci mettiamo alla scuola dei Magi – dice Francesco – per trarne alcuni insegnamenti utili: come loro, vogliamo prostrarci e adorare il Signore”. 

Il Papa guida la riflessione a partire dalle espressioni che si ricavano – spiega – dalla Liturgia della Parola della Solennità dell’Epifania. Queste espressioni sono “alzare gli occhi”, “mettersi in viaggio” e “vedere”.

Francesco afferma che per adorare il Signore bisogna anzitutto “alzare gli occhi”: cioè imprigionare dai fantasmi interiori che spengono la speranza, e non fare dei problemi e delle difficoltà il centro della propria esistenza”. Ciò non vuol dire negare la realtà, fingendo o illudendosi che tutto vada bene, sottolinea. Piuttosto, l’invito è a “guardare in modo nuovo i problemi e le angosce, sapendo che il Signore conosce le nostre situazioni difficili, ascolta attentamente le nostre invocazioni e non è indifferente alle lacrime che versiamo”.

Quando questo avviene – insegna Francesco – il cuore si apre all’adorazione. Al contrario, quando fissiamo l’attenzione esclusivamente sui problemi, rifiutando di alzare gli occhi a Dio, la paura invade il cuore e lo disorienta, dando luogo alla rabbia, allo smarrimento, all’angoscia, alla depressione. . In definitiva, considera il Papa, il Signore ci invita in primo luogo ad avere fiducia in Lui, perché Egli si prende realmente cura di tutti. Da qui, sottolinea, nasce “l’adorazione del discepolo che ha scoperto in Dio una gioia nuova, diversa, e che, piuttosto che sul possesso dei beni, sul successo o su altre cose simili, si fonda proprio sulla fedeltà di Dio, le cui promesse non vengono mai meno, a dispetto delle situazioni di crisi in cui possiamo venire a trovarci”. 

: “Anche i peccati, anche la coscienza di essere peccatori, di trovare cose tanto brutte. ‘Ma io ho fatto questo…ho fatto..’: se tu lo prendi con fede e con pentimento, con contrizione, ti aiuterà a crescere. Tutto, tutto aiuta, dice Paolo – più o meno – , alla crescita spirituale, all’incontro con Gesù, anche i peccati, anche i peccati. E santo Tommaso aggiunge: ‘etiam mortali’, anche i brutti peccati, i peggiori. Ma se tu lo prendi con pentimento ti aiuterà in questo viaggio verso l’incontro con il Signore e adorarlo meglio.”

“C’è sempre qualcosa di nuovo in chi ha compiuto un cammino: le sue conoscenze si sono ampliate, ha visto persone e cose nuove, ha sperimentato il rafforzarsi della volontà nel far fronte alle difficoltà e ai rischi del tragitto”. Dunque, l’invito a mettersi in discussione: “Non si giunge ad adorare il Signore senza passare prima attraverso la maturazione interiore che ci dà il metterci in viaggio”. Il punto è “lasciarsi modellare dalla grazia” e Francesco cita San Paolo: “L’uomo esteriore invecchia – dice nella seconda Lettara ai Corinzi –, mentre l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”. I fallimenti, le crisi, gli errori – osserva Francesco – possono diventare esperienze istruttive, ma l’importante è che ci rendano consapevoli che “solo il Signore è degno di essere adorato, perché soltanto Lui appaga il desiderio di vita e di eternità presente nell’intimo di ogni persona”.

Inoltre, col passare del tempo, le prove e le fatiche della vita – vissute nella fede – contribuiscono a purificare il cuore, a renderlo più umile e quindi più disponibile ad aprirsi a Dio. Di qui, l’invito e la preghiera di Francesco: “Non permettiamo che le stanchezze, le cadute e i fallimenti ci gettino nello scoraggiamento”. Guardando al Signore, ribadisce, troveremo la forza per proseguire con gioia rinnovata, ricordando però che “la vita non è una dimostrazione di abilità, ma un viaggio verso Colui che ci ama”.

E poi descrive l’atteggiamento diverso dei Re Magi usando l’espressione di “realismo teologale”. Lo spiega così: “Esso percepisce con oggettività la realtà delle cose, giungendo finalmente alla comprensione che Dio rifugge da ogni ostentazione. Questo modo di ‘vedere’ che trascende il visibile, fa sì che noi adoriamo il Signore spesso nascosto in situazioni semplici, in persone umili e marginali. Si tratta dunque di uno sguardo che, non lasciandosi abbagliare dai fuochi artificiali dell’esibizionismo, cerca in ogni occasione ciò che non passa.”

Il Papa dunque, dopo l’invito a riscoprire ancora una volta il valore e i significati dell’adorazione, esprime la sua preghiera nel giorno dell’Epifania: “Che il Signore Gesù ci renda suoi veri adoratori, in grado di manifestare con la vita il suo disegno di amore, che abbraccia l’intera umanità”. E conclude a braccio: “Chiediamo la grazia per ognuno di noi e per la Chiesa intera, di imparare ad adorare, di continuare ad adorare, di esercitare tanto questa preghiera di adorazione perché solo Dio va adorato”. 

Papa Francesco 6 gennaio 2021 

Vatican News