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10 mesi di semina, il 2021 per coltivare…

Titoli di quotidiani, riviste, televisioni, mass media, social network, vox populi negli ultimi tempi hanno diffuso espressioni come: “Finalmente il 2020 è finito!”, “Non se ne può più di questo anno!”, “Ho perso un anno della mia vita … “, “Speriamo che nel 2021 si torni alla normalità!”, ecc.

Parole e voci che ci hanno forse allontanati da una delle domande sostanziali: “… ma cos’è la normalità?”.

L’anno appena trascorso ci ha riempito le mani di sementi nuove e anche sconosciute: semi di sofferenza, di malattia e di morte; semi di paure e angosce, semi di dubbi e incertezze, di solitudini sociali, comunitarie e religiose. Questi gli stati d’animo vissuti a diverse latitudini, nel mondo intero.

Di fronte a queste circostanze, sicuramente, sembra che il 2020 sia un anno da cancellare dal computo della storia.

L’anno appena trascorso, però, ci ha anche fecondati, forse silenziosamente, con altri semi, più vitali e indispensabili: i semi della disponibilità, fino anche al dono totale di sé; le sementi della solidarietà, della fiducia nelle possibilità della scienza; i semi delle competenze e delle capacità dei medici; quelli della possibilità di usi innovativi della tecnologia, digitale e non; abbiamo ricevuto le sementi di quella creatività che è tipica dell’essere umano.

Alla luce di questi granelli di realtà, adesso possiamo iniziare questo nuovo corso, estirpando i germogli di negatività che ci hanno accompagnato e cominciando, invece, a coltivare quelle sementi buone ed essenziali; possiamo iniziare a curare le gemme che possono crescere solo se il contadino, insieme all’attenzione e all’aiuto degli altri, provvede alla concimazione con la sua dedizione.

Sarà una nuova normalità, se diventiamo tutti coltivatori responsabili.

… che il 2021 sia davvero l’anno in cui possiamo guarire la società, la comunità, i vicini, non solo con il vaccino, ma con la vita di ognuno.

Eleonora C.