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Faccio qualcosa per chi ha bisogno?

Omelia di Papa Francesco  22 novembre 2020

Ci dice che il bene che faremo a uno dei suoi fratelli più piccoli – affamati, assetati, stranieri, bisognosi, malati, carcerati – sarà fatto a Lui. Il Signore ci consegna così la lista dei doni che desidera per le nozze eterne con noi in Cielo. Sono le opere di misericordia, che rendono eterna la nostra vita. Ciascuno di noi può chiedersi: le metto in pratica? Faccio qualcosa per chi ha bisogno? O compio del bene solo per le persone care e per gli amici? Aiuto qualcuno che non può restituirmi? Sono amico di una persona povera?», chiede ai ragazzi immedesimandosi in loro, «Gesù in questa pagina di Vangelo ci dice: “Io sono lì dove non immagini dove forse non vorresti guardare, io sono lì anche con te che cerchi di realizzare i sogni della vita”». Cita l’ esempio di san Martino: Io sono lì, dove il pensiero dominante, secondo cui la vita va bene se va bene a me, non è interessato. Io sono lì, dice Gesù anche a te, giovane che cerchi di realizzare i sogni della vita. Io sono lì, disse Gesù, secoli fa, a un giovane soldato. Era un diciottenne non ancora battezzato. Un giorno vide un povero che chiedeva aiuto alla gente, ma non ne riceveva, perché «tutti passavano oltre». E quel giovane, «vedendo che gli altri non erano mossi a compassione, comprese che quel povero gli era stato riservato. Però non aveva niente con sé, solo la sua divisa di lavoro. Allora tagliò il suo mantello e ne diede metà al povero, subendo le risa di scherno di alcuni lì attorno. La notte seguente fece un sogno: vide Gesù, rivestito della parte di mantello con cui aveva avvolto il povero. E lo sentì dire: “Martino mi ha coperto con questa veste”. San Martino era un giovane che fece quel sogno perché lo aveva vissuto, pur senza saperlo, come i giusti del Vangelo di oggi. Cari giovani non rinunciamo ai grandi sogni. Non accontentiamoci del dovuto. Il Signore non vuole che restringiamo gli orizzonti, non ci vuole parcheggiati ai lati della vita, ma in corsa verso traguardi alti, con gioia e con audacia. Non siamo fatti per sognare le vacanze o il fine settimana, ma per realizzare i sogni di Dio in questo mondo. Le opere di misericordia sono le più belle della vita vanno al centro dei nostri più grandi sogni: questa è la strada, perché le opere di misericordia danno gloria a Dio più di ogni altra cosa, su quelle saremo giudicati».

Per poi concludere, rivolgendosi ai giovani cui spiega di aver spostato alla solennità di Cristo Re dalla domenica delle Palme la celebrazione diocesana della Gmg: «Ragazzi, gridate con la vostra vita che Cristo regna, se non griterete voi vi assicuro che grideranno le pietre»

Invita i giovani ad allargare gli orizzonti, papa Francesco: «Si parte dalle grandi scelte per realizzare i sogni, nel momento del giudizio il Signore si abbassa sulle nostre scelte: essere buoni o cattivi dipende da noi, la vita è il tempo delle scelte forti, decisive, scelte banali portano a una vita banale. Noi diventiamo quello che scegliamo nel bene e nel male se scegliamo di rubare diventiamo ladri, se scegliamo di odiare diventiamo arrabbiati, se di stare ore davanti al cellulare diventiamo dipendenti, se scegliamo Dio diventiamo amati, se scegliamo di amare diventiamo felici, se ci spendiamo per gli altri ci sentiamo liberi, la vita si possiede solo donandola. È vero che ci sono ostacoli: il timore, l’ insicurezza, i perché senza risposta… L’ amore chiede di andare oltre, di non restare appesi ai perché della vita in attesa di risposta dal cielo. L’ amore chiede di passare dal perché, al per chi. La vita è già piena di scelte che facciamo per noi: per avere un titolo di studio, degli amici, una casa, rischiamo di passare anni a pensare a noi stessi. Il Manzoni – notoriamente uno degli scrittori preferiti di Jorge Mario Bergoglio che ne cita spesso I Promessi sposi, come anche in questa occasione in cui sceglie un passo delle pagine conclusive, «ci diede un grande consiglio: “Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio”. Ma non ci sono solo i dubbi e i perché a insidiare le grandi scelte generose, ci sono tanti altri ostacoli. C’ è la febbre dei consumi, che narcotizza il cuore di cose superflue. C’ è l’ ossessione del divertimento, che sembra l’ unica via per evadere dai problemi e invece è solo un rimandare il problema. C’ è il fissarsi sui propri diritti da reclamare, dimenticando il dovere di aiutare. E poi c’ è la grande illusione sull’ amore, che sembra qualcosa da vivere a colpi di emozioni, mentre amare è soprattutto dono, scelta e sacrificio. Scegliere, soprattutto oggi, è non farsi addomesticare dall’ omologazione, è non lasciarsi anestetizzare dai meccanismi dei consumi che disattivano l’ originalità, è saper rinunciare alle apparenze e all’ apparire. Scegliere la vita è lottare contro la mentalità dell’ usa-e-getta e del tutto-e-subito, per pilotare l’ esistenza verso il traguardo del Cielo, verso i sogni di Dio. Ogni giorno, tante scelte si affacciano sul cuore. Vorrei darvi un ultimo consiglio per allenarsi a scegliere bene. Se ci guardiamo dentro, vediamo che in noi sorgono spesso due domande diverse. Una è: che cosa mi va di fare? È una domanda che spesso inganna, perché insinua che l’ importante è pensare a sé stessi e assecondare tutte le voglie e le pulsioni che vengono. Ma la domanda che lo Spirito Santo suggerisce al cuore è un’ altra: non che cosa ti va? ma che cosa ti fa bene? Qui sta la scelta quotidiana, che cosa mi va di fare o che cosa mi fa bene? Da questa ricerca interiore possono nascere scelte banali o scelte di vita. Guardiamo a Gesù, chiediamogli il coraggio di scegliere quello che ci fa bene, per camminare dietro a Lui, nella via dell’ amore. E trovare la gioia».