I commenti sono off per questo post

Verbale del Consiglio Pastorale del 30 giugno 2020

24 consiglieri presenti: Giorgio Toffanello, Chiara Baratella, Renato Martini, Andrea Villa, Maurizio Durelli, Gianfilippo Macchi, Maurizio Cremonesi, Roberto Federico, Stefano Dossi, Paola Caldi, Melissa Denti, Martina Zago, Chiara Pupillo, Mauro Cremonesi, Nella Uccelli, Antonio Conficconi, Adriana Brambilla, Katia Barraco, Elisabetta Pupillo, Domenico Distefano, Matteo Ranzi, Viviana Fantino, Roberto Zanoni, Andrea Ferrari

Laura Rapetti assente giustificata

Assenti ingiustificati: Andrea Panico

Diaconia: Don Zaccaria, don Tommaso, Don Claudio, Don Simone, Don Lawrence

Inizio della riunione ore 20.30

Introduzione di Don Zaccaria

Nella convocazione vi ho chiesto di pregare gli uni per gli altri e di chiedere allo Spirito Santo di aiutarci in questo ultimo Consiglio Pastorale, soprattutto per il futuro. Abbiamo poco chiaro cosa ci aspetta per il futuro, ma di certo sappiamo che ci sarà a breve l’entrata di Mezzate nella nostra comunità pastorale.

La pandemia ha mortificato tutte le nostre attività pastorali. Sarebbe bello che i membri del Consiglio Pastorale vedessero come si sta svolgendo l’oratorio feriale. Non dobbiamo solo tenere duro, ma anche appoggiarci al significato delle cose che facciamo e ciò ci permetterà di andare avanti e di sognare qualcosa di più e di diverso, per non tornare alla Chiesa di prima. Le nostre attività pastorali così risorgeranno a vita nuova, non sarà più come prima.

La comunità di Mezzate non sarà un ingombro in più per la comunità, ma l’aggiunta dell’ultimo “pezzo” che entrerà nella nostra Comunità Pastorale dai primi giorni di settembre.

Sapevamo già da 4 anni che la comunità avrebbe incluso 5 chiese sorelle. Mi era già stato prospettato questo disegno quando sono stato chiamato a diventare parroco per questa Comunità.

La nostra comunità pastorale è un progetto del Vescovo, non è qualcosa scelto da don Zaccaria. Il 9 luglio 2020 la diaconia andrà al Consiglio Pastorale di Mezzate.

Sarà importante conoscersi e farsi conoscere. A Mezzate c’è sempre stato un parroco dedicato, residente da loro da più di 400 anni!!! Nessuno di noi vuole modificare la realtà locale o sconvolgerla, ma solo iniziare un processo di comunione e di lavoro pastorale a favore del Regno di Dio e della diffusione del Vangelo testimoniato. Il Consiglio Pastorale di Mezzate al Vicario ha manifestato delle perplessità quali la richiesta della presenza di un prete, la paura che le attività saranno tutte a Bettola, si sono domandati cosa succederà delle realtà esistenti.

Alcuni punti/dinamiche che verranno presentati al Consiglio Pastorale di Mezzate da don Zaccaria:

  • non tutto ciò che non si vede vuol dire che non esiste più;
  • non siamo qua per raccogliere, ma per seminare (noi lavoriamo per il 2030!);
  • non dal campanile al tutto, ma dal tutto al tuo campanile;
  • liberi dalle ossessioni dei risultati e dalla Chiesa “dei numeri” (quanti eravamo, quanti sono venuti, …);
  • bisogna essere testimonianze che “il Vangelo è possibile, non parolai” dice il papa
  • comunità pastorale è segno del regno di Dio

Dovremo remare tutti insieme per far cogliere queste dinamiche e le altre contenute nell’opuscolo “Vino nuovo in otri nuovi”.

Quando si sente parlare di Comunità Pastorale è spontaneo che ci si senta come assediati dal “nemico” che sconvolge la vita. Ciò comporta che come prima reazione si proverà a difendersi da tutto ciò che porta questa minaccia, comportando un periodo di difesa, di difficoltà ad accettare questo nuovo assetto.

A fronte di questo rischio, però, dobbiamo temere solo che l’unica cosa che venga meno sia il Vangelo!

La comunità di Mezzate può prepararsi a questo cambiamento: c’è anche un gruppo neocatecumenale molto forte, sulla cui presenza si potrà contare molto, ad esempio nell’aiutare la diaconia nelle benedizioni. Una proposta potrebbe essere quella di coinvolgere almeno la comunità dei laici di tutte le parrocchie nelle benedizioni (consideriamo che non ci saranno più né don Luca né don Pierangelo, ma il numero di famiglie a cui portare la benedizione è più ampio ora). Non deve venire meno l’attenzione alla pecora smarrita, la fiducia nel Padre, la passione per il Regno… Se poi verranno a mancare delle attività ricreative non sarà un problema, ma se viene meno la presenza di una comunità cristiana e il fuoco della fede, questo sì che sarà un problema. Se il Signore costruisce la città, se Lui la abita, possiamo camminare insieme. “Se il Signore non costruisce la città, invano vi faticano i costruttori, invano organizzate, fate riunioni, andate tardi a riposare e presto vi levate”, parafrasando un salmo…

Infine don Zaccaria riporterà la sua esperienza personale di parroco alla comunità di Mezzate. Da quando sono responsabile della Comunità Pastorale ho fatto l’esperienza feconda di sentirmi “mai all’altezza”.

1. Quando ero parroco di una parrocchia non dovevo confrontarmi con nessuno, ero l’unico a definire le cose. Nella Comunità Pastorale non puoi essere all’altezza delle persone che avevano in mente “il parroco di prima”. Quando decido qualcosa prima mi confronto sempre con la diaconia, perché ho bisogno di sentirmi all’altezza, perché so di non sentirmici. Ho l’impressione di essere ovunque, ma da nessuna parte, perché non si ha poco tempo di stare con le persone. Aggiungete le incombenze burocratiche, legali, economiche.  Però, paradossalmente, l’essere parroco in Comunità Pastorale ha aiutato la mia fede, perché mi ha costretto a capire che io ho valore perché Gesù mi vuole bene e cerco di volere bene a Gesù. Papa Francesco dice “al Signore interessa la scelta di seguirlo”. Non sentirmi all’altezza come parroco mi aiuta nella mia fede in Gesù, poiché io valgo per la mia relazione con Gesù.

2. Quando si è parroco della Comunità Pastorale, poi, si fa l’esperienza della umiliazione. In questi anni non abbiamo fatto grandissime cose, abbiamo cercato di alimentare le relazioni con le persone, abbiamo portato avanti ciò che doveva procedere, cercando di migliorare. La gente a volte ci ha trattato come gli ultimi arrivati: ah ci sei anche tu? Ma anche qui è derivata paradossalmente l’esperienza dell’umiltà: capisco che sono qui a dare la vita, mi sto spendendo per le persone, anche se ci umiliano. Non mi aspetto apprezzamenti e riconoscimenti perché la cosa più importante è il Signore. Mi perdo quando le cose importanti non sono “il Signore”. “Abbiamo bisogno di pastori che offrano la vita di innamorati di Dio” dice Papa Francesco.

Da settembre don Lowrence si trasferirà a San Bovio e don Tommaso si trasferirà a Mezzate.

Don Claudio: preghiera, comunità e servizio. In una famiglia devono esserci sempre queste tre coordinate per me. Mi sono accorto che ci sono famiglie con un cammino di fede molto forte, altre che non sanno neanche come approcciarlo. In una famiglia bisogna pregare partendo dal Padre Nostro. La dimensione della comunità deve essere esperienza dalle famiglie. Il servizio richiede di vivere la propria vita come un dono. Queste tre esperienze vengono vissute nel cammino del catechismo e dei sacramenti. Sono tre coordinate trasversali che vengono presentate ai genitori come parte della vita cristiana. Noi cerchiamo una comunione strutturale per generare un futuro che però non è scritto: è frutto del nostro immaginario, costruito man mano. Insegnare che puoi amare il prossimo è una sfida, ma noi proviamo ad insegnarla ai bambini. Questo poi noi lo dobbiamo tradurre in una “struttura”. Questa nuova struttura la costruiremo a tentativi. In tre anni sono comparsi 14 nuovi catechisti, anche se non lo si pubblicizza.

Paola Caldi: in questo periodo di Covid vi è stato uno spirito di servizio di unione tra le varie chiese, portando ad una maggior collaborazione e creando un gruppo più amalgamato. Questo spirito buono potrebbe aiutarci nel coinvolgere Mezzate.

Domenico: 5 anni fa mio figlio dopo aver ricevuto la Cresima al venerdì andava a Mezzate perché il gruppo post-cresima di Mezzate e san Bovio vivevano questa esperienza insieme e hanno allargato la loro cerchia di amicizie. Non so se ha avuto un seguito, ma è stata una bella esperienza. Facevano insieme delle uscite tra post-cresima di Mezzate e di San Bovio

Chiara Baratella: noi per ora diamo un po’ per scontato che siamo una comunità, ma una dozzina di anni fa non è stata così semplice; vi era quasi una guerra tra Zelo e Bettola. All’inizio spaventa entrare a far parte di una Comunità Pastorale perché si cambiano le abitudini e le prospettive, a maggior ragione loro che erano abituati ad avere un solo prete da numerosi anni. A noi nessuno ci aveva rassicurato, perché non vi erano laici che potevano testimoniare la positività di una unione. Ora noi laici possiamo testimoniarlo. Poi sicuramente le preoccupazioni sono di più degli adulti che dei ragazzi, i quali, una volta creato il contatto e agevolata la relazione, riescono ad andare avanti. La testimonianza di un laico vale molto di più rispetto a quella di un sacerdote perché il sacerdote “deve farti digerire” la cosa.

Conficconi: tenere in considerazione che a Mezzate ci sono divisioni tra Mezzate e Bellingera.

Durelli: se il Vescovo ci ha dato questa prospettiva, facciamo in modo di farla andare bene, spendiamo le energie per farla andare bene

Giorgio: per quanto conosca Mezzate, non sarà un problema di Comunità Pastorale perché lo sanno già da anni che sarebbero diventati parte della Comunità Pastorale San Carlo. Mezzate e San Bovio avevano già iniziato a collaborare. Ma Mezzate ha una storia sua e un gruppo un po’ chiuso per quello che è, anche geograficamente. Hanno una storia un po’ più particolare rispetto alle altre parrocchie, poi sicuramente ci impegneremo per fare andare bene la comunità. Nel nostro piccolo dobbiamo fare attenzione a quello che diciamo, anche una parola sbagliata allontana l’unione che ci dovrà essere. Partiamo da noi, dal nostro vivere quotidiano.

Maurizio Cremonesi: l’omelia di Papa Francesco mi lascia due parole. Umiltà. Pietro e Paolo non erano uniti, ma litigavano sempre per il loro collante, Gesù. Sarebbe bello che nella Comunità Pastorale si litigasse per Gesù, invece litigheremo per le cose pratiche. Vedo una grande sfida per i laici. Dobbiamo cercare ciò che ci unisce e se ci unisce Gesù, il Vangelo, anche se si è di Parrocchie diverse, non fa differenza. Magari siamo bravi a fare gemellaggi con paesi sconosciuti e poi non riusciamo a fare Comunità Pastorale con chi è a 4 km da noi?!?! Negli anni abbiamo vissuto insieme delle esperienze di preghiera tra tutte le parrocchie, compresa Mezzate, e ciò avrebbe dovuto creare già la base per la collaborazione, fin dai tempi non sospetti di collaborazione per la Missione Cittadina.

Melissa: abbiamo la fortuna di avere un gruppo di preti e non solo con un parroco. Abbiamo persone diverse, con esperienze differenti e possono portare una lettura diversa del Vangelo, basata secondo la propria esperienza. Penso che far presente a Mezzate la fortuna di avere la possibilità di interfacciarsi con più sacerdoti deve essere positiva e non uno spavento. Avere sacerdoti diversi permette a ciascuno di trovare il sacerdote con cui riesco ad aprirmi di più; la diversità fa sì che si possano raggiungere più persone.

Gianfilippo: Fino a qualche anno fa ci sono stati dei momenti di aggregazione tra le varie Caritas sul nostro territorio.

Ho avuto occasione di apprezzare negli incontri di decanato la presenza a Mezzate di un gruppo Caritas molto attivo con persone competenti, generose e mature nella fede. Io penso che questo aspetto potrà essere di aiuto per rilanciare la Caritas nella nostra Comunità Pastorale.

Conficconi: APO Mezzate sono molto vivi, fanno attività diverse rispetto a quelle che facciamo noi e ciò porta molta complementarietà e possibilità di creare uno spirito positivo.

Roberto Zanoni: cambiare dà fastidio, è umano. Ma dopo il primo momento a San Bovio posso dire che ci abbiamo solo guadagnato perché abbiamo unito le nostre poche risorse insieme a quelle degli altri. La diversità umana è una ricchezza da valorizzare. Qualche anno fa c’è stato un oratorio feriale condiviso tra Mezzate e San Bovio. E’ normale che ci sarà una diffidenza iniziale, ma poi procederà tutto bene.

Viviana: secondo me sono molto valide da proporre le testimonianze, da parte di chi ha già vissuto una unione e ne ha colto i lati positivi.

Don Simone: da prete sono innamorato della Chiesa e della Chiesa mi fido. Penso che possa essere esperienza comune che siamo stati emarginati dalla chiesa, eppure ne sono innamorato e mi ha aiutato a scoprirne il Vangelo e ad innamorarmi. Ora mi trovo a gestire i quattordicenni e a fargli capire il valore di fare servizio all’oratorio feriale, mentre loro vogliono stare con i loro amici. Quindi i tre punti espressi da don Claudio sono difficili da attuare. La chiesa di Robbiano è spesso in difficoltà, ma non bisogna abbandonarli. Mi fido della chiesa, la amo anche se mi ha ferito. Se il Vescovo ci chiede di fare questi passi, questo cammino, vuol dire che c’è una possibilità di vivere il Vangelo. Questo passaggio ci insegnerà a vivere meglio la Chiesa. Il nostro è un cammino bello, di conversione e di gioia. Non siamo qua per generare una struttura grande, ma per vivere il Vangelo. A Mezzate porterò la mia testimonianza e sono contento di iniziare questo percorso. Sono fiducioso perché non andiamo a proporre una organizzazione, ma il Vangelo e il nostro rapporto con Gesù.

Don Tommaso: non sarò contro nessuna attività presente, non farò nulla che non sia stato deciso dalla diaconia o dai singoli responsabili. Non sarò lì a fare il parroco. Non mi aspettavo che venisse chiesto a me di trasferirmi a Mezzate. A livello di pastorale, non avendo incarichi precisi, ho puntato di più su altre cose che non si vedono, ci sono, ma se mancano verrebbero meno le altre attività più pratiche. Punterò molto sulle relazioni, preferisco usare la parola del Vangelo per comunicare meglio. Che ci piaccia o meno, ci portiamo dietro la storia che abbiamo vissuto, anche se ora abbiamo trovato un equilibrio. Ci saranno per forza dei momenti in cui si pensa alla singola parrocchia.  Spero che Mezzate capisca che stiamo lavorando per un annuncio che non è proprietà esclusiva di una parrocchia. Cristo è uno, parla a ciascuno. Noi non portiamo soluzioni, ma noi stessi, con i pregi, difetti, limiti, difficoltà che ci sono anche nella diaconia. Non mi interessa se c’è una festa in più o in meno, ma se una persona vive un’esperienza di fede in più. Poi la componente pratica è giusto che ci sia, ma a me interessa se la gente vive l’esperienza concreta di Cristo. La sfida non è tanto sui preti, ma sui laici. Forse la comunità di San Bovio potrà aiutarci di più in questo perché, essendo loro gli ultimi che hanno vissuto questa esperienza, la loro testimonianza ha più valore di quanto possa dire un sacerdote in questo momento. Guardando in una prospettiva ampia, essendo voi la Chiesa, si arriverà ad un punto in cui i laici dovranno annunciare il Vangelo. Io chiedo a me, ma a tutti, di avere pazienza. C’è il rischio di guardare gli altri con gli occhi del giudizio perché fanno le cose diversamente da come le faremmo noi. Dobbiamo camminare insieme per aiutarli a fare quella conversione.

Katia: ringrazio don Zaccaria per il contributo dell’omelia del Papa mandato via mail. I due discepoli sono talmente appassionati che si scontrano per la loro passione. Secondo me non dobbiamo pensare di fare opere di convincimento, non dobbiamo venderci, ma guardare in faccia anche alle nostre ferite. La differenza sarà nella testimonianza che sapremo dare, il nostro modo di stare con chi dobbiamo accogliere. Chiedo ai sacerdoti di aiutarci a riportarci al Vangelo non come ideologia, ma come vissuto, a relazionarci avendo sotto mano il Vangelo. Puoi contare su noi giovani, perché noi siamo già uniti, amici. La comunità non sono solo gli adulti, ma anche i bambini, ragazzi, giovani. Se possiamo essere da traino per aiutare gli adulti usateci, perché ci siamo.

Paola Caldi: noi laici dovremo fare la nostra parte, ma non abbiamo tutti una preparazione ideale, quindi abbiamo bisogno di voi sacerdoti per una preparazione profonda, altrimenti non saremo in grado di portare avanti l’esperienza, la testimonianza. Ora dobbiamo puntare su una testimonianza di servizio, facendo capire che siamo disponibili anche per loro.

Billy: Pietro era un pescatore, Mosè balbettava. Se abbiamo come obiettivo finale il fatto di seguire Gesù, il resto lo fa lo Spirito. Se ci lasciamo guidare avremo davanti orizzonti fantastici.

Conficconi: quello che è importante è fare nostre le parole del Vangelo, di tutto l’annuncio della parola di Dio. Riflettere e conoscere la parola con umiltà è la cosa che ci fa rendere conto di quanto siamo lontani da una fede matura e di quanto tutti abbiamo bisogno di un cammino continuo di conversione. Capiremo così di voler bene a chi ci sta vicino che magari, se fosse toccato a noi sceglierlo, non lo avremmo scelto. Se ascolti la parola di Dio ti metti all’ultimo posto rispetto a chi ti sta vicino. Confrontarsi con la parola del Signore è la cosa più importante.

Elisabetta: Non mi è piaciuto come il Consiglio Pastorale sia stato informato dell’arrivo della comunità di Mezzate. Mi aspettavo per lo meno una mail che ci informasse, anche per essere preparati di fronte ad eventuali domande del resto della comunità. Non perché dobbiamo avere una posizione di privilegio, ma proprio per poter essere di supporto. E’ vero che lo si sapeva e potevamo aspettarci tutti che tra Settembre e Gennaio sarebbe avvenuta questa accoglienza, ma saperlo da un whatsApp ricevuto per caso, perchè sono in un gruppo di comunicazioni che riguardano l’oratorio mi ha lasciata spiazzata.

Varie:

Don Claudio

  • Non sappiamo come andrà col COVID nei prossimi mesi, ma a settembre-ottobre ci saranno tutti i sacramenti che erano previsti per questa primavera da dover ri-pianificare. Io li ho messi tutti a calendario a Ottobre. Se vi fossero ricadute epidemiologiche del COVID dovremo rimodificare le date. Chiedo al Consiglio Pastorale di aiutare don Zaccaria nell’aiutare a gestire queste difficoltà. La situazione perfetta è impossibile. Se ci fossero le norme contingentate di ora ci saranno ulteriori difficoltà anche emotive.

Chiara Baratella

  • Si può porre l’attenzione sul tema “famiglia a messa” se a settembre le norme rimarranno quelle attuali? Perché questa organizzazione ha tagliato fuori tante famiglie con bambini piccoli. Le norme non sono stringenti come le stiamo applicando noi, quindi qualche possibilità alternativa la si può pensare
  • Lo streaming della domenica non può più essere mantenuto?

Si recita insieme la Compieta

Ore 22.50 si conclude il Consiglio Pastorale