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Verbale del Consiglio Pastorale del 18 febbraio 2020

Assenti giustificati: Cremonesi M., Conficconi A., Durelli M., Renato M.

Presenti: Panico A., Barraco K., Denti M., Dossi S., Federico R., Pupillo E., Pupillo C., Ferrari A., Ranzi M., Cremonesi Mauro, Maffei Zago M., Toffanello G., Distefano D., Rapetti L., Uccelli N., Brambilla A., Caldi P., Villa A., Zanoni R., Fidao Fantino V., Macchi G., Baratella C.

Diaconia presente: don Tommaso, don Claudio, don Zaccaria, don Simone, don Lawrence

Ordine del giorno

1) COMPIETA con lettura del giorno e breve pensiero

2) BREVE SCAMBIO SULL’INCONTRO CON L’ARCIVESCOVO

3) INTRODUZIONE DEL PARROCO

4) RIPRESA DI DON SIMONE SUL DOCUMENTO E SUI CRITERI CON CUI PROCEDERE

5) VARIE ED EVENTUALI

Inizio riunione ore 21.00

Compieta

  • Riflessioni sull’Incontro del 7 febbraio 2020 a San Donato con l’Arcivescovo:

Billi: alcune esperienze descritte molto lontane, bella la similitudine espressa dall’Arcivescovo con le chiese sorelle

Domenico: mi è piaciuto il concetto che siamo tutti collaboratori allo stesso livello, al di là delle competenze e di chi ha l’opera “principale”

Melissa: bello che l’Arcivescovo si sia posto come servo e non come pastore

Paola: [..]

Gianfilippo: anche a me hanno colpito alcune espressioni: “sono più servo che pastore”, che da un richiamo all’unità, per coagulare le diverse esperienze affinchè si coinvolgano verso l’unità della chiesa. L’ Arcivescovo raccoglie la sua enfasi nel servizio; la collaborazione nella chiesa sia dello scalpellatore che del …

il calendario diocesano viene prima di quello della comunità locale.

Giorgio T: attinenza con quanto abbiamo riflettuto al ritiro del consiglio pastorale fatto ad inizio mandato, che si rifà alla necessità di chiederci chi siamo e dove stiamo andando, si collega alla riflessione sull’oratorio… vedo un filo comune in queste esperienze: siamo portati a riflettere al lato evangelico di quello che deve essere il percorso della comunità

3) Introduzione del parroco sui lavori della serata

Il frangente dell’oratorio, come altri della Comunità pastorale, non è un problema (ri)organizzativo, anche se poi bisogna prendere decisioni anche in questo ambito. La cosa importante è avere una mentalità rinnovata, essere in cammino verso la conversione pastorale, avere uno sguardo che parte da Dio. Occorre sempre  partire dalla fede in Gesù che è l’elemento che ci unisce! Certo, istintivamente ci viene da guardare le cose che ci dividono, le diversità, invece dobbiamo guardare ciò che ci unisce (la fede nel Signore) e partire da questo tutto il resto. Un altro aspetto che dobbiamo rivedere è la tentazione al “si faceva così”: la realtà è cambiata. Le parrocchie e gli oratori della nostra Comunità vengono da una storia gloriosa, con pastori gloriosi che ha segnato la nostra vita, ma oggi la società è cambiata. Non è più il tempo di “manutenzione dell’ordinario”, qualcuno dice “della decadenza”, ma dobbiamo pensare a qualcosa di lungimirante, anche se non vedremo direttamente i frutti del nostro lavoro: stiamo lavorando per i 2030 (come diceva il mio predecessore don Gianni Cesena). Dobbiamo essere consapevoli che le nostre parrocchie/oratori non sono più autosufficienti, non è più possibile avere in ogni realtà tutti i servizi/attività. Le parrocchie devono essere condotte con pazienza a sentirsi semplicemente e felicemente in rete, in uno slancio di pastorale d’insieme. Chi fa più fatica a concepire questa nuova realtà sono, paradossalmente ma di fatto, nella maggior parte dei casi, proprio le persone che hanno sempre dato molto e ben alla Comunità, in termini di tempo, energie, collaborazione, denaro, sacrifici… Le persone “esterne”, arrivate qui da qualche anno, invece, si sono adeguate senza grosse problematiche e rapidamente: se qualcuno si è bloccato è a causa di quel modo di parlare delle nostre cose, dei nostri cambiamenti, maldestro e mortificante, come di persone che vedono solo il negativo e le pesantezze.

A volte sembrerà che si stenti a prendere delle decisioni: questo è dovuto, penso, al fatto che “manca all’appello una chiesa sorella” (e per alcune decisioni è utile avere tutti i “pezzi del puzzle”); inoltre al consiglio presbiterale (i consiglieri dell’arcivescovo) si è parlato dei decanati e si stanno ridefinendo alcuni confini, tra i quali il nostro (che attualmente ha solo 2 Comunità pastorali e 2 parrocchie: con tutta probabilità si aggiungeranno le Comunità pastorali di San Donato e San Giuliano e quindi si attende un nuovo assestamento a questo livello). Tra queste decisioni per ora non prese vi sono, ad esempio, la definizione degli orari delle Messe: attendiamo l’arrivo della parrocchia di Mezzate per essere pronti a ridisegnare tutti i nostri i orari.

4)

Don Simone: a volte faccio fatica a trovare uno sguardo di fede nelle persone con cui opero, mentre percepisco pesantezza e lamentele. Ritengo che se non hai la gioia forse non hai il Vangelo nel cuore e non hai uno sguardo di fede. Mi domando allora “come sto facendo il prete”? Alla riunione con i baristi di pochi giorni fa ho ricevuto lamentele forti e giudizi, sintomo di qualcosa che non va. Richiedo che ci si confronti in un’ottica di fede per dire tutti insieme alle persone con cui collaboriamo come vogliamo lavorare, verso quali obiettivi e modalità. Vorrei allora aprire la discussione affrontando i tre punti che ho individuato, ma senza limitarci a quelli, per riflettere e sui quali vorrei che al termine di questo incontro abbiamo definito un pensiero condiviso e di sintonia:

  1. Definizione di oratorio secondo le tre condizioni che devono poter essere presenti simultaneamente (presenza di un testimone riconosciuto dalla Comunità; possibilità di fare un incontro con lui o presenza di un percorso con il Signore; proposta o svolgimento di un servizio)
  2. Condizioni di apertura dell’oratorio nei vari ambiti
  3. Suggerimenti per la comunicazione dell’impostazione di pastorale giovanile nelle parrocchie

Don Simone fa un breve riassunto dell’organizzazione delle attività degli oratori e di quando sono aperti/per quale attività. Il discorso si articola con il ricordare in breve il lavoro svolto dal consiglio dell’oratorio iniziato lo scorso anno, per meglio spiegare la richiesta di riflessione da svolgere in CP.

Matteo chiede chi si lamenta che “l’oratorio è chiuso” se tanto poi, quando aperto, è vuoto. Viene sottolineato che sono i “fedelissimi” che sono sempre molto disponibili e attivi, forse più nostalgici dei tempi di 30-40 anni fa, a lamentarsi e a chiedere di più.

Don Claudio sottolinea che la prima domanda da farsi è “come aiutare a far vivere il Vangelo in quell’ambiente?”. La chiesa è sempre aperta, ma vuota. Come prendere in mano la ricchezza degli oratori e riadattarli affinchè siano ancora in grado di parlare?

Andrea V: la mia attuale partecipazione è solo alla Messa domenicale e non alla vita dell’oratorio. Mi dispiace però vedere l’amarezza di due sacerdoti che stanno dando molto alla nostra chiesa locale. Quando penso ai miei figli e ai miei nipoti, ho la preoccupazione che trovino un luogo (chiesa) che li renda felici, ove respirare la testimonianza e la carità. Domando se sia possibile che i sacerdoti facciano un piccolo sforzo con chi manifesta difficoltà a capire i cambiamenti, per cercare di aiutarli a capire le richieste che si stanno facendo e perché si chiede loro questo cambiamento di veduta/abitudini.

Don Simone esorta i presenti affinchè il lavoro che si sta facendo, sia condiviso e portato avanti da tutti come segno di collaborazione qualora venissero espresse richieste/lamentele/confronti. L’obiettivo è quello di comunicare il Vangelo. Nessuno chiede a don Simone “cosa faresti tu in questa situazione?”, ma tutti sono bravi a dire solo “cosa non va bene e come deve fare le cose”!

Stefano D.: mi ritrovo in toto sulla visione che è stata data sul come dovrebbe essere l’oratorio. Purtroppo però mio figlio è il primo che mi dice che in oratorio non c’è nulla da fare, mentre va volentieri in chiesa perché c’è Roberto (in sacrestia), che fa in quel momento da educatore, e che gli trasmette qualcosa. Credo che bisognerebbe domandarsi come aiutare i nostri don a far percepire ai collaboratori come bisogna far vivere l’oratorio per far crescere i ragazzi. Forse il messaggio che si deve passare non è quello di una “ritirata”, ma quello di preparazione, per garantire il massimo in pochi momenti, sperando così che il “massimo dato” aumenti sempre più affinchè si possa avere poi in futuro sempre più persone di qualità che ci aiutino a tenere l’oratorio aperto di più, ma con qualità.

Don Simone: l’obiettivo non è dire “tranquillo che l’oratorio si riempirà”, ma “una vita dietro Gesù è una cosa bella”! Se c’è un educatore allora c’è garanzia di qualità. Mi interessa vivere e far vivere il Vangelo in oratorio.

Domenico Di Stefano: l’oratorio va pensato per i ragazzi di oggi, non quelli di una volta. Va visto non come un posto dove “porto i ragazzi”, ma deve attirare ragazzi perché poi facciano qualcosa fuori (es. colletta alimentare). Oratorio come punto di aggregazione da riportare poi fuori.

Paola: partiamo dagli educatori: quanto sono preparati?

Andrea Panico: credo che un messaggio bello quale quello del Vangelo riesca a passare solo quando c’è un testimone e un carattere esperienziale. Se manca uno di questi due elementi, anche un messaggio bello non viene trasmesso. E’ necessario che l’oratorio cambi il suo obiettivo: io ci andavo perché non avevo un altro luogo ove andare, ora non serve più come luogo per vedersi e le persone dovrebbero essere spinte a venire perché c’è qualcuno o qualcosa che gli permette di crescere. Se si fanno “cose” che non fanno crescere, i ragazzi hanno la sensazione che non si stia facendo nulla. Qualunque siano le decisioni che si prenderanno in merito alla gestione degli oratori, si pesteranno i piedi a qualcuno. In ottica di lungimiranza è meglio guardare lontano, al futuro, e al bene dei ragazzi anche, a discapito degli adulti.

Don Simone chiede ai presenti se, a fronte del lavoro fatto e della relazione inviata al Consiglio 1 mese e mezzo fa, i presenti si ritrovano concordi.

Nessuno dei presenti si esprime in termini negativi.

Macchi: il documento ricevuto è in linea con gli obiettivi su cui ritengo si debba lavorare e andare avanti. Chiedo che venga completate la relazione inviata, in modo che poi il documento possa essere presentato alla Comunità. A me piacerebbe che ci sia una premessa (cos’è adesso l’oratorio), finalità (essere più precisi ma sintetici), obiettivi generali (cosa voglio fare), obiettivo specifico (attività proposte per fasce d’età, luoghi, interessi,…), tempi e orari di svolgimento, gestione delle attività (chi fa cosa e come), risorse umane e regole di gestione (come è organizzato, quante e quali persone fanno), componenti del consiglio dell’oratorio, come favorire lo spostamenti tra gli oratori, regole di comportamento per gli utenti, programma di comunicazione (assemblee entro fine maggio in tutte le chiese, con un calendario di massima da consegnare a ottobre alle famiglie per ogni fascia d’età come patto di coeducazione).

Don Simone: io mi occupo di una fascia d’età (giovanile) e su quello devo lavorare. Il documento va sicuramente sistemato, ma deve essere la base da cui partire per scrivere poi il progetto dell’oratorio, non abbiamo l’obiettivo di fare una relazione storica. L’obiettivo è solo quello di comunicare dove vuole andare la nostra pastorale giovanile. Le realtà devono essere in linea con i punti individuati nel documento elaborato dal consiglio dell’oratorio. La domanda che ci siamo posti è: “Se qualche realtà non le rispetta, ha senso che esista e prosegua le sue attività?”

Elisabetta: non è possibile fare l’analisi completa richiesta da Gianfilippo (sarebbe un libro o una tesi di laurea), né avere il progetto educativo completo in primavera, anche perché richiede lavoro, bisogna mettere insieme tanti discorsi, teste, valutazioni. Abbiamo iniziato il lavoro 1 anno e mezzo fa. Ci siamo approfonditamente confrontati al fine di avere un linguaggio comune (abbiamo definito cosa sia l’oratorio, le sue caratteristiche e quali sono gli elementi essenziali affinchè l’oratorio sia aperto) da utilizzare. Nel fare questa analisi ci siamo accorti che dobbiamo coinvolgere tutti gli attori e verificare se questi elementi essenziali ci siano o meno ed eventualmente che decisione prendere in caso negativo. Poiché potremmo trovarci di fronte a situazioni critiche, il consiglio dell’oratorio ha pensato che fosse necessario che il Consiglio pastorale della Comunità condividesse le nostre riflessioni. Tirando le somme del discorso di questa sera (e della scorsa) deduco che il lavoro fatto dal consiglio dell’oratorio sia condiviso dal Consiglio e dunque che si possa far procedere il consiglio dell’oratorio nella direzione individuata, per arrivare poi a comunicare il prima possibile e al meglio il lavoro fatto a tutta la Comunità.

Billi: non farei un documento scritto troppo preciso perché altrimenti quando sarà pronto sarà già vecchio.

Don Zaccaria chiede se il Consiglio ha esigenza di proseguire la riflessione in altre sedute o se il lavoro può essere chiuso con questo incontro. I presenti ritengono che il lavoro sia stato affrontato a sufficienza e tutti si rendono disponibili, in caso di necessità, per portare avanti il lavoro a supporto del consiglio dell’oratorio.

Varie: Laura riferisce alcune osservazioni che le sono state riferite al pranzo del 26 gennaio: dato che ci sono  due Messe della domenica mattina a Zelo, si può sospendere una delle due e metterne una a Mirazzano? (risposta di don Zaccaria: no!). Alla Messa della domenica delle 8.30 a San Martino c’è il riscaldamento molto alto.

Alle ore 23.00 si conclude la riunione

Alle ore 21.13 inizia la riunione in modalità web su piattaforma Zoom

Ordine del giorno

  1. Preghiera della Compieta
  2. Introduzione e breve illustrazione degli spazi e dei possibili scenari a partire dalle normative cui siamo tenuti (LEGGERE GLI ALLEGATI)
  3. La proposta della Diaconia
  4. Ascolto ed eventuali proposte (GLI INTERVENTI DEVONO DURARE UN MINUTO E MEZZO AL MASSIMO)
  5. Varie ed eventuali
  1. Compieta
  2. Introduzione del Parroco

Vi abbiamo mandato le linee guida che spero abbiate letto in modo da non perder tempo ora.

Stiamo chiedendovi consiglio per una cosa molto delicata:

-Messe feriali

-Messe festive

Quello che ci aspetta nei prossimi mesi è quello che volevamo già fare: rivedere gli orari e il significato della Messa. Il nostro obiettivo finale (ridurre il numero delle Messe) è diventato una forzatura per la quale dobbiamo anticipare un po’ i tempi. Tutto però è avvenuto per colpa del virus, non per una nostra decisione!

Abbiamo compreso in questo periodo che dobbiamo affrontare la vita e la fede in modo diverso e in questo periodo abbiamo scoperto che possiamo cambiare le nostre abitudini.

Dobbiamo lavorare sullo spirito, sul significato. Lo abbiamo detto anche noi che a volte andiamo a Messa in un modo poco significativo… Si usa la frase “rincominciamo ad andare a Messa”, ma non è una frase totalmente vera perché non c’è nulla come prima. Questo deve essere chiaro. Se domenica qualcuno va in Chiesa a San Martino, non troverà la Messa… Non torniamo a Messa, ci vorrà pazienza, tempo, non è più come prima. Si percepisce con quale animo dico queste cose anche dalla bozza dell’editoriale che vi ho mandato.

  • Come diaconia vi presentiamo la nostra proposta:

Messe feriali: iniziare da lunedì 18 maggio con due Messe feriali (8.30 a San Riccardo – Zelo e una alle 8.30 alla Sacra Famiglia – Bettola) e manteniamo una Messa in streaming dal lun al ven alle ore 18.30.

La difficoltà sarà per le Messe a cui si potrà partecipare in Chiesa.

La Messa festiva: siamo orientati per ora a gestire le ultime due domeniche di maggio con una sola Messa per tutta la Comunità all’aperto al mattino. Le difficoltà ci sono comunque perché basta che piove e non si può procedere. Tra le varie problematiche bisogna affrontare quello delle prenotazioni. Magari a giugno si può prevedere di dire una Messa per ogni chiesa, ma con delle prenotazioni, sapendo che ad esempio a San Bovio potranno entrare circa 25 persone massimo.

Don Claudio ha fatto una indagine per individuare i numeri delle persone che potrebbero entrare in chiesa (vedi foglio inviato per email), ma è stato ottimista ed ha indicato numeri molto elevati. Il nostro responsabile della sicurezza, che certificherà il numero preciso, ha indicato che saranno disponibili meno posti.

  • Si apre ora il confronto tra i consiglieri

Roberto: la Messa in streaming alle 17.30 ci sarà ancora?  

Don Zaccaria: Si

Paola: il termoscanner è previsto o ciascuno deve provarsi la febbre?

Don Zaccaria: In tutte le indicazioni che vi abbiamo inviato trovate che nessuno è obbligato a misurare la temperatura a chi viene in chiesa. È lasciato alla responsabilità di ciascuno. Non devono accedere in chiesa chi ha una temperatura corporea superiore a 37.5°, ma ci si basa sulla fiducia.

Martina: Quale sarebbe lo spazio individuato per la Messa all’aperto?

Don Zaccaria: campo dell’oratorio Bettola o il cortile, anche se il responsabile della sicurezza ha fatto notare che è più difficile convincere la gente che non c’è più posto in uno spazio all’aperto, mentre in un ambiente chiuso è più facile farlo capire. Gli accessi devono essere comunque regolati da dei volontari che fanno disinfettare le mani a tutti, evitare file ed assembramenti.

Adriana: ho letto che solo una persona si è offerta per aiutare a pulire e sanificare la chiesa. Noi (gruppo pulizia) a Zelo non abbiamo ricevuto informazioni/richieste e siamo 7-8 persone. Cristina non si è espressa in merito. Vogliamo sapere a chi dare i nomi delle persone disponibili e cosa va fatto.

Don Zaccaria: le norme dicono esattamente cosa va fatto per sanificare e ciò permette di non dover chiamare una ditta per la sanificazione. L’appello è stato fatto per non lasciare sole le persone che lo fanno già solitamente. Avere anche altre persone disponibili permette di coinvolgere anche altre persone che magari non si sarebbero offerte; inoltre il gruppo delle pulizie ha persone di una certa età che in questo momento non se la sentono di uscire. Inoltre volevo sottolineare che andare a Messa non è come andare al supermercato, che quando ho finito me ne vado, ma può essere occasione per coinvolgere le persone. Si potrebbe anche chiedere a chi partecipa alla Messa di pulire il proprio posto per esempio.

Giorgio: il programma è di fare 2 messe di maggio fuori e poi a giugno iniziare dentro?

Don Zaccaria: Iniziamo così, ma vogliamo ascoltare anche voi.

Giorgio: concordo con la proposta di farne solo una fuori, perché visti i numeri non varrebbe neanche la pena fare la Messa sia a Zelo che a Bettola che sono realtà vicine. Ciò comporterebbe anche di aumentare il numero di volontari e di pulizia. Ovviamente servono i volontari che gestiscano le cose.

Andrea Villa: alla Messa che verrà celebrata, quante persone potranno esserci?

Don Zaccaria: Non lo so, volevo prima ascoltare voi e poi facciamo fare la valutazione.

Antonio: se il numero è calcolato rispetto ai metri quadri il calcolo è facile.

Don Zaccaria: si deve stare uno per panca a zig-zag, calcolando anche lo spazio per inginocchiarsi.

Antonio: anche se si fa fuori?

Don Zaccaria: in questo caso i posti a sedere non devono essere spostati, ma bisogna controllare anche chi sta in piedi

Martina: però ci stanno più persone all’aperto rispetto che in chiesa?

Don Zaccaria: si

Martina: quindi è una soluzione adeguata solo in caso di bel tempo…

Chiara Baratella: se piove si apre l’ombrello come si fa in piazza San Pietro. Ma se io vengo con la mia famiglia, possiamo stare appiccicati. I nuclei famigliari possono stare vicini?

Don Simone: si, i nuclei famigliari possono stare vicini ma conviene avere un calcolo prudenziale e calcolare il minimo della capienza

Giorgio: al mercato entravano 2 persone per bancarella, quando è arrivata la mamma con 2 bambini hanno dovuto attendere che uscissero 3 persone per poter entrare.

Antonio: ritengo che sia corretto che si calcoli il numero dei singoli

Martina: un singolo che si posiziona dietro ad una famiglia deve comunque rispettare lo spazio minimo di distanza da tutti e diventa difficile

Viviana: sappiamo a quante persone daremo la possibilità di partecipare a queste Messe, rispetto al numero di persone che partecipano normalmente? È possibile pensare, oltre alle Messe, alla distribuzione dell’Eucarestia in un momento dedicato per chi ha partecipato alla Messa in streaming, anche con una breve lettura prima della distribuzione?

Don Zaccaria: potrà partecipare alla Messa molto meno del 50% delle persone. Ad esempio, a San Bovio sarebbe un quarto. Per l’Eucarestia, se fosse corretta dal punto di vista teologico, sacramentale e comunitario lo avremmo fatto anche in questo periodo.

Viviana: quindi la maggior parte delle persone la seguirà in streaming…

Don Zaccaria: non saprei, vorrei sapere anche la vostra percezione.

Adriana: gli anziani che ho sentito io hanno detto quasi tutti che non vorrebbe partecipare alla Messa per paura dei contagi

Durelli: se è vero che partecipare alla Messa è fare comunità, vista la situazione e la testa delle persone, non so se val la pena di correre a celebrare la Messa per litigare con qualcuno che vuole entrare e non potrà. Nel momento in cui il volontario dirà che non si può entrare, si rischia di litigare. Val la pena trovarci a Messa per litigare? Secondo me no. La Messa in streaming è occasione per non perdersi, ma se non andiamo fisicamente e la seguiamo in streaming non è che si perde la fede. Mi metto anche nei panni dei sacerdoti. E quale sarà lo spirito della partecipazione a quella Messa?

Paola: quale sarebbe la zona riservata ai disabili e persone anziane? Come fare per la prenotazione?

Don Zaccaria: per ora non servono prenotazioni. È solo una proposta per evitare le litigate, poi bisogna vedere se chi arriva deve far vedere che ha prenotato o se serve una lista per chi accoglie. È un’altra cosa da affrontare. I disabili e anziani, anche se il documento lo chiede, non ritengo giusto che li si debba mettere da una parte, anzi, devono stare in mezzo alla gente, non devono avere un posto in cui sono recintati.

Maurizio Cremonesi: concordo con quanto detto da Maurizio Durelli anche perché, riprendendo quanto inviato oggi dal sito della chiesa di Milano, dicono che la ripresa sarà lenta e non si riparte a correre. Il rischio delle discussioni è alto. Le Messe all’aperto sono belle, però bisogna verificare le temperature: alle 11 a Maggio potrebbe esserci un clima mite, ma potrebbe esserci anche molto caldo e servirebbe l’acqua per evitare insolazioni. Poi la decisione di farla all’aperto in modo corretto è ok.

Maurizio Durelli: tra chiesa e campo non c’è molta differenza in termini di spazi. In chiesa il numero delle persone e la testa delle persone è più controllabile. Nel campo sportivo la gente rischia di ammucchiarsi, in chiesa no.

Laura: si controllano le persone, chi è dentro è dentro e non entra nessun altro e si esce dall’altra parte

Billy: ho letto l’editoriale e anche io come padre di famiglia sono “tribulato”. Pensando a me e alla mia famiglia, se vogliamo essere insieme come famiglia a Messa non partecipo perché non ho modo di far rispettare ai miei figli le distanze. Mi domando allora se sia opportuno andare a Messa come famiglia ora. Però ho anche sete… Decideremo se partecipa uno della famiglia per portare acqua a casa, o se stare insieme uniti come famiglia. I nuclei famigliari in chiesa possono stare vicini, ma il responsabile della sicurezza deve certificare il numero totale di persone che possono accedervi, non aumenta il numero delle persone totale dunque. Anche io condivido la preoccupazione del “come arriveranno le persone a mMssa?” Iniziamo con un passo alla volta. La prenotazione potrebbe essere utile per manifestare la preferenza di partecipazione per individuare i numeri attesi?

Stefano Dossi: proprio oggi ho discusso con i colleghi su come si possa fare per gestire i bambini. Non è facile per chi ha soprattutto bambini piccoli. Ok le prime due Messe all’aperto, forse è quello che consente di essere più sicuri. Bisogna però essere rigorosi sul numero di persone, con un’attenzione in più. Lavorando con diverse persone durante l’epidemia ho visto che la tendenza è comunque quella di riunirsi tra persone. Non ho soluzioni, ma è un problema a cui prestare attenzione. Per i disabili, al Politecnico si dislocano nelle aule favorendo la presenza in un corridoio centrale. Potrebbe essere un sistema usato anche da noi. Potrei suggerire più che il metodo delle prenotazioni (che ha vantaggi e svantaggi, se sono online è penalizzato chi ha difficoltà di accedere a internet) sarebbe meglio avere persone che occupano i posti e che poi lo cedono per chi è anziano e non si è prenotato online.

Gianfilippo: sul sito metterei uno spazio anonimo per fare un sondaggio da compilare per famiglia per indicare il numero di persone della famiglia che vogliono partecipare alla Messa, diviso in fasce d’età. Perché a San Bovio per tutto il mese di Maggio non ci saranno mai Messe? Mi sarebbe piaciuto almeno tentare a fine maggio un Messa all’esterno, lo abbiamo già fatto in passato. 50-60 persone ci starebbero

Don Zaccaria: e chi sceglie quei 50?

Gianfilippo. Se siamo dell’idea di farne almeno una, poi vediamo il criterio

Domenico: per le Messe feriali in poco tempo si potrà tornare alla normalità. Non credo che in settimana ci siano tante persone che vi partecipino

Nella: premetto che la difficoltà logistica c’è sia dentro che fuori la chiesa e si poteva attendere a rincominciare. Il problema più grande è quello della distribuzione dell’Eucarestia. Come sarà organizzata? se non c’è l’organo, si può pensare ad 1 altro strumento dato che non c’è neanche il coro? E ci potrà essere la voce guida?

Andrea Panico: come scout abbiamo zoom a pagamento, se serve lo mettiamo a disposizione per le prossime riunioni. Se serve posso proporre ai maggiorenni del gruppo scout di fare servizio accoglienza per la distribuzione dell’Eucarestia. L’AGESCI ha detto che si può fare, ma ha sottolineato che non sono coperti da assicurazione nel caso in cui qualcuno si dovesse contagiare. Non sta dicendo che gli scout sono disponibili, ma che se serve lo propone in comunità capi. Forse potrebbero crearsi situazioni di discordia tra le persone che vogliono partecipare a Messa, ma magari no. Non è fattibile una Messa in ogni chiesa ma è più utile riunirsi in un singola Messa e riunire lì le forze. A me non piace l’idea della prenotazione, non la trovo bella e ritengo che non possa raggiungere tutte le persone, quindi riciclerei l’idea di scaglionare la possibilità di partecipare per categoria (zona, cognome, …) anche perchè tante persone non possono accedere a sistemi internet e non lo trovo giusto che io possa parteciparvi e qualcun altro no.

Laura: concordo sul fatto di procedere per cognome e che sia bello poter distribuire l’Eucarestia

Giorgio: L’Eucarestia si può distribuire anche passando tra le panche

Katia: perché una Messa sola all’aperto? A livello logistico penso che se dividi in piccoli gruppi puoi gestire meglio le persone. Penso al mio lavoro e stiamo provando a organizzarci con pochi numeri per capire come muoverci e poi ampliarli. Perché non fare subito più Messe? A Mezzate hanno comprato un tendone per celebrare la Messa all’aperto. Noi abbiamo già dei tendoni, potremmo usarli per far fronte al brutto tempo? Ho sentito pareri diversi sul poter partecipare o meno alla Messa. Come giovane, mi sento di parlare anche a nome di altri, ho la necessità di essere guidata perché c’è il rischio che il seguire la Messa in streaming si trasformi nel “non è più importante l’Eucarestia.  Sto bene a casa, perché devo rischiare se comunque la Messa riesco a seguirla da casa senza problemi e non mi sono sentita ledere il mio senso di religiosità?” Ho bisogno di essere guidata per non perdere il senso della realtà concreta. La metto lì come una richiesta di aiuto a noi.

Andrea Ferrari: è una situazione difficile e dovremo trovare la soluzione giusta al momento giusto. Con la Messa in streaming non ci sono i problemi di contagio e di gestione. E’ da incentivare lo streaming. Chi ha la possibilità di andare a Messa all’aperto deve coglierla come una bella iniziativa, piuttosto che chiudersi dentro alla chiesa. Ognuno ha idee diverse, cerchiamo di trovare la soluzione giusta. Concordo che forse non ci sarà subito la volontà di sfondare le porte per entrare in chiesa. Anche secondo me è meglio una Messa in cui possono partecipare più persone piuttosto che tante con meno persone. Sicuramente è una situazione difficile e c’è una bella responsabilità da prendersi. Poi bisogna iniziare e correggersi man mano.

Chiara: condivido la visione di Andrea sul dividere per categorie piuttosto che prendere prenotazioni. La Messa all’aperto è la soluzione più fattibile e rincuorante per chi magari ha più timori dei contagi. L’Eucarestia sarebbe opportuno che sia il parroco a distribuirla piuttosto che far spostare la gente. Non è possibile, viste le riflessioni di questa sera su chi potrebbe rimanere escluso, attuare un piano b? Proiettare la Messa in chiesa per chi è rimasto fuori? Così si può accedere anche all’Eucarestia.

Martina: personalmente non ho partecipato a nessuna Messa in streaming perché è una modalità che non riconosco mia. Per me la Messa è comunitaria, è l’Eucarestia e altro. Vivere la Messa come vedere un film non mi piace. Comprendo che per altri sia stata una cosa molto importante. Sento il bisogno di partire con gradualità e pazienza, ma le premesse ci sono e mantenendo le regole, con fiducia nel prossimo, dobbiamo ripartire. Propongo, oltre ad avere volontari che gestiscono le persone, anche qualcuno che rimanga sul piazzale a parlare con le persone che non possono entrare, dando una testimonianza. Sarebbe una testimonianza importante.

Elisabetta: ero preoccupata prima di questa riunione perché ho sentito in giro molte proposte provenire da parrocchie diverse e mi preoccupava il come poter gestire la cosa da noi. Da epidemiologa poi guardo i numeri con molta attenzione e preoccupazione. La proposta di oggi mi ha rincuorata molto. Ritengo anche io che sia il momento di ripartire, ma senza correre, perché scopriremo da settimana prossima come sono andati i contagi in questo inizio di fase 2, e quindi forse si poteva attendere ancora un attimo a ripartire con le Messe e le diverse attività, ma condivido la sete di rincominciare a celebrare la Messa e ricevere l’Eucarestia. Ho però due proposte. Mi domando se non si possa aggiungere una Messa all’aperto dalla seconda settimana, il sabato sera o una la domenica sera, con la partecipazione dell’assemblea. Sempre nello stesso luogo, visto che si deve allestire la strumentazione, oppure se la logistica lo permettesse, si potrebbe utilizzare la tensostruttura di Zelo come luogo alternativo, che in caso di bel tempo si può tenere aperta e accogliere qualche persona in più. Altra proposta è di pensare ad invitare in settimana delle classi di catechismo specifiche. Ovviamente bisognerebbe ponderare i numeri (i bambini verrebbero accompagnati da almeno un genitore e quindi i numeri si moltiplicherebbero) e verificarne la fattibilità anche in termini logistici (pulizia pre e post e servizio accoglienza, orario adeguato anche in funzione delle lezioni scolastiche). Potrebbe essere occasione anche per far capire ai bambini (e ai loro genitori un po’ più lontani) perché la Messa in streaming è andata bene in questi due mesi, ma non deve essere la nostra normalità. Penso che ora si rischia di sedersi sulle nostre preoccupazioni (il rischio dei contagi), che vanno sicuramente rispettate  e accolte perchè basate su preoccupazioni che ciascuno di noi deve affrontare, ma bisogna pian piano uscire da questa situazione e recuperare il senso del partecipare alla Messa. Si potrebbe riprendere anche l’idea di Viviana della distribuzione dell’Eucarestia in un momento “al di fuori della messa” ma sempre di domenica, il giorno del Signore, per coloro che hanno partecipato alla messa in streaming (ovviamente sulla fiducia) per 1 ora nel pomeriggio, in un luogo specifico (uno per ogni chiesa o fuori dall’oratorio) dopo un breve momento di preghiera (non come se stessimo distribuendo gadget). Questo lo propongo perchè ora possiamo uscire e accogliere il Signore anche sotto forma di Comunione, mentre prima non ci era permesso. Se questo però dal punto di vista teologico non può essere fatto, forse abbiamo bisogno di capire meglio il perché non si può fare, anche per meglio vivere la nostra fede.

Renato: condivido la necessità di ricevere l’Eucarestia: guardare un piatto fatto da un grande chef non è come mangiarlo. La sento come esigenza personale, trovando i modi adeguati per non andare incontro a problematiche oggettive. Ho sentito una predica in settimana che ricordava come Gesù abbia sempre detto “non abbiate paura”. Stiamo affrontando il problema come se Gesù non esistesse.

Paola: mi dissocio a quanto detto da Elisabetta: fare la comunione dissociata dalla Messa. La Messa deve essere completata dall’Eucarestia. Soprattutto in questo momento. Eucarestia data senza una parola associata non lo condivido.

Giorgio: il numero massimo va dichiarato e bisogna attaccare fuori dalla chiesa un cartello che lo indica. Non si può variare il numero rispetto a quello certificato.

Stefano Dossi: sui documenti inviati è previsto un numero di persone ridotto per il servizio all’altare. È prevista la presenza di ministranti e come? Potrebbero crearsi assembramenti fuori dall’oratorio e come lo gestiamo?

Melissa: si parla di una Messa nel week end, non si è parlato di più Messe. Perché non si pensa a farne più di una nello stesso giorno in orari diversi?

Chiara Baratella: perché non proporne più di una? Ovviamente serve il corrispettivo servizio accoglienza, ma aumenta la possibilità per tutti.

Don Zaccaria: si parlava di iniziare con una Messa, perché bisogna aiutare le persone a capire cosa va fatto, trovare i volontari, chi pulisce, … E’ impresa ardua. Si parte a maggio con 1 per vedere come va, poi si valuterà

Don Simone: la Comunità deve continuare a sentirsi una Comunità. C’è bisogno di Eucarestia e di aiutare la Comunità a capire cosa sia. La chiesa è una istituzione e si deve prendere la responsabilità, ma deve anche tranquillizzare, infondere un senso di tranquillità e uno sguardo verso il futuro. Il popolo di Dio rimarrà vicino ai suoi pastori. Per farlo la decisione che cercherei di prendere è quello di tenere insieme il popolo di Dio. Mettiamo insieme poche teste che siano competenti, che sappiano cosa dicono rispetto ai temi della comunicazione, la formula logistica, prenotazioni, sicurezza, … Ci deve essere indicata una strada.

Roberto: l’importanza è di dare un segnale di partenza alla Comunità. Fare più Messe in più giorni dipende tutto da come andrà, soprattutto dato che sarà oneroso dal punto di vista logistico, anche pensare ad una modalità di prenotazione. Lasciare tutto al caso comporta problematiche, teniamo questi canali aperti. Condivido la difficoltà come famiglia esposta da Billy.

Paola: per le prenotazioni tenere attivo il canale sia online che telefonico

Don Zaccaria: grazie per la fiducia e la condivisione che ci permette di prendere poi una decisione collettiva.

Domani come diaconia vi riascoltiamo per poter dare qualche orientamento fin da domenica.

  • Varie ed eventuali: sabato 16 maggio ritorneremo ad essere disponibili per le confessioni in ogni chiesa, con i dovuti accorgimenti che esporremo.

Rendetevi disponibili per eventuali necessità. Se vi fossero altri suggerimenti mandateceli anche via mail o telefono.

Ore 23.26 si chiude la riunione

Elisabetta Pupillo segretaria

Don Zaccaria parroco