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Il Papa e mio padre uniti dallo stesso sogno

57 anni fa, Martin Luther King suo padre pronunciò lo storico discorso, «I have a dream» – ”Io ho un sogno”.
Questo sogno sembra ancora lontano dall’essere realizzato, eppure tutti dicono che a questo sogno non si può rinunciare.

Cosa farebbe suo padre, oggi, in una situazione come quella che stiamo vivendo?
Io credo che mio padre si farebbe guidare dalla sua filosofia della non violenza, che era in linea con la sua sequela di Cristo.

Credo che ci ricorderebbe come siamo arrivati a questo punto, la storia di violenza, razzismo e ingiustizia che pervade la nostra nazione e quella che lui chiamava la “casa del mondo”.

Poi, si avvicinerebbe ai giovani per sostenere il loro impegno nella protesta, con strategie che supportino organizzazione e mobilitazione per promuovere un cambiamento sociale sostenibile e non violento.

Poi chiederebbe agli “influencer” nell’ambito della politica, dell’arte, dei media, dell’intrattenimento, del sistema giudiziario penale, dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione di garantire uguaglianza e giustizia tra le razze.

Chiederebbe anche alle Chiese di conformare le loro professioni di fede con opere che creino circostanze giuste ed uguali per le persone di colore, per le comunità economicamente emarginate, ma non solo negli Stati Uniti, bensì in tutto il mondo.

E ancora, come aveva fatto tante volte, avrebbe ripetuto che non si può curare la violenza con la violenza, perché questa è — come lui diceva — una spirale che ci trascina verso il basso.

Sicuramente credo che ci solleciterebbe ad abbracciare la nonviolenza, perché questa è strategica, coraggiosa, incentrata sull’amore e organizzata, al fine di costruire la Comunità dell’Amore questo comprende lo sradicamento di quello che lui definiva il “Triplice Male”, e cioè il razzismo, la povertà e il militarismo.

Osservatore Romano