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Addio a Ezio Bosso: nella sua musica l’amore per la vita.

«Come faccio a dire che non sono fortunato?» ci disse Ezio Bosso in una delle nostre interviste nel 2018, osservando dalla terrazza della sua casa torinese la cappella della Santa Sindone illuminata la sera.
«La musica è la mia compagna di vita, continuo a studiare da 40 anni e continuo a stupirmi, a rinnovare quell’amore, a sentirmi piccolo, parte di una cosa grande – aggiunse –.
Quello che lascio come compositore si saprà quando non ci sarò più, non adesso. Ora ha importanza solo fare bene» sussurrava mentre accarezzava le pagine degli spartiti con le dita sottili e sempre più fragili.

A proposito di radici, Bosso si confrontava spesso, in modo del tutto personale, con il Mistero e la spiritualità della musica, soprattutto dell’amato Bach.
«La musica ha potere di purificare tutti, è trascendenza – aggiungeva – Trascende anche il dolore: ne abbiamo bisogno, non è un nostro nemico, ma un amico un po’ antipatico che va consolato. La musica è trasfigurazione come ci insegna il Cristo, la trasfigurazione è andare oltre se stessi, non è diventare altro. Le radici cristiane? In qualche modo sono inevitabili, per un uomo italiano è anche sciocco sostenere di non averle».
La musica, quindi, è stato il motore che ha tenuto in vita il grande artista che ha sfidato con la passione e il sorriso il dolore.
«Mi sono confrontato col dolore di altri, non solo il mio – ci diceva – . La morte è solo la morte, e va rispettata. Io ho un rapporto con la morte come parte della vita. D’altronde io ho dedicato un brano al “sesto respiro”, all’ultimo respiro, quello che continua a vagare dopo la morte e attraverso cui continuiamo ad esistere».
Addio a Ezio Bosso: nella sua musica l’amore per la vita.

Avvenire