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Dio bisogna cercarlo

I Magi sono gli esemplari di cercatori, sono gli esploratori coraggiosi e fortunati del grande problema religioso. Cercano una soluzione convergente del loro pensiero con il fatto storico e reale della nascita del Messia; cercano vegliando e studiando i cieli, desumono cioè anche dall’osservazione della natura e della scienza umana il segno indicatore; cercano impegnando il loro tempo e sacrificando la loro tranquillità; cercano la testimonianza umana della voce divina…. Questi misteriosi personaggi che insegnano alcune leggi fondamentali sulle quali riposa il sistema delle nostre relazioni con Dio. Prima è quella che Dio bisogna cercarlo: l’ignoranza, l’inerzia, l’indifferenza, l’agnosticismo, il dubbio sistematico, la noia raffinata, lo spiritualismo pago delle sue interiori esperienze, la riduzione del sapere alla sola conoscenza del dato sensibile di evidenza razionale e tante altre espressioni della areligiosità moderna sono accusati dei Magi come applicazione del pensiero umano al suo fine principale, al dovere primo della vita: conoscere Dio.
Per conoscerlo bisogna fare qualche cosa: pensare, studiare, istruirsi, pregare. Altra legge, più ancora necessarie e più profonda, è che non solo per trovare Dio, ma anche per cercarlo occorre un aiuto, un’iniziativa di Dio stesso: questo è vero nell’ordine naturale per il fatto stesso che la natura umana, orientata verso Dio, è opera delle sue mani possiamo…Possiamo indicare una terza legge: che Dio, anche rivelandosi, rimane misterioso… (G.B. Montini. Dall’omelia dell’Epifania. Duomo di Milano, 6 gennaio 1957)

Nelle grandi città abbiamo bisogno di altre “mappe”, di altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri modi di pensare e i nostri atteggiamenti: Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più! Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati. Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, che non vuol dire passare a una pastorale relativistica. Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede – specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata (Discorso di papa Francesco alla Curia Romana per gli auguri di Natale – 21 dicembre 2019).

Si può aggiungere (per completare il quadro) la notizia del telegiornale di questa mattina che, quasi per addolcire le notizie di venti di guerra, mostrava il paese della Befana e diceva con soddisfazione che oggi verranno spesi in questa ricorrenza, per regali e cibi, due miliardi di euro. Piccolo caso emblematico di una ‘produzione culturale’ lontana dalla sapienza cristiana.
I due testi, pur distanti tra loro più di 70 anni, ci dicono la stessa cosa. E’ necessario riprendere con forza e con coraggio a ‘ripensare la fede’; se questa espressione si presta ad interpretazioni ambigue potremmo dire, con una espressione inusuale ma forse più chiara, dobbiamo cominciare a ‘far pensare la fede’.
Gesù si rivela – si manifesta, fa una epifania – come Verità di Dio e dell’uomo e tutta la Liturgia è un ‘Inno alla luce’ che illumina universalmente ogni essere, cose e persone.
L’immagine della luce è quella che esprime meglio il concetto di verità; al contrario la menzogna e l’ignoranza sono ben espresse dal buio.
Oggi è apparsa una stella. Alzando lo sguardo la si vede. Bisogna stare attenti (studiare) per vedere dove si mettono i piedi. Il primo – profeta contro voglia – che ha visto e annunciato la luce è il mago-profeta Balaam, proprio quello dell’Asina. C’è un dovere dei ‘profeti’ di ascoltare gli asini, ma c’è anche la grazia di Dio che fa parlare gli asini, cioè i piccoli e i semplici a cui è rivelato il Mistero di Dio.
I cristiani oggi hanno un compito storico affascinante e complesso che, in modo quasi programmatico, è annunciato nel discorso del Papa citato sopra. Bisogna capire che la fedeltà al Verbo di Dio significa continuare l’Incarnazione, cioè il cambiamento continuo per essere fedeli alla Parola che dove rifarsi complensibile. Mi permettono di aggiungere solo due piccole-grandi cose:
-Il pensare della fede parte dalla Liturgia.
La liturgia è sempre una ‘mistagogia’ (parola antica e usata oggi solo nei circoli degli ‘esperti’, ma indica una cosa bella, precisa e …dimentica: introduzione ai misteri di Dio).
La Liturgia è il luogo educativo della fede cristiana perché è un luogo ‘pratico’ e non teorico; suppone una educazione, ma questa educazione va fatta convincendo i sempre meno numerosi partecipanti alla Liturgia che l’Eucaristia (ma non solo) va celebrata con calma (ci vuole tempo, tanto tempo), nulla di meccanico e di astratto, nulla di retorico o di polemico.
Silenzio, contemplazione, offerta di sé e scoperta dei Misteri di Dio, apertura del cuore ad ospitare lo Spirito che è l’artefice della Liturgia. Una strada lunga… ma il viaggio dalla Persia non ha scoraggiato i Magi.
-Dare un primato concreto (niente retorica sulla ‘bontà’) alla carità verso Dio che ‘produce’ l’amore universale e la cultura del perdono. La conoscenza delle verità della fede è una conoscenza ‘totale’ perché coinvolge necessariamente il cuore, cioè la libertà. Nel discorso dell’Epifania riportato sopra, l’arcivescovo Montini (ora venerato e amato come S. Paolo VI°) sottolinea che ‘la carità si trasforma in capacità di conoscere’ e cita S. Agostino: ‘Dio con l’amore si chiama, con l’amore si cerca, con l’amore si supplica, con l’amore si rivela; con l’amore finalmente in ciò che è stato rivelato si rimane’.

Allora Buona Epifania ….rimboccarsi gioiosamente le maniche: domani si ricomincia. Ci sono tante luci da tenere accese e tante ancora da accendere; il buio è fitto ma la speranza è più forte.

Don Luigi Galli

Università Cattolica