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La Chiesa quando incontra realtà “di coppie ferite, prima di tutto piange e soffre con loro; si avvicina con l’olio della consolazione, per lenire e curare; essa vuole caricare su di sé il dolore che incontra”. Papa Francesco

Ogni causa ecclesiastica deve sforzarsi di “essere imparziale e oggettiva nel ricercare la verità di un matrimonio infranto”, perché “la Chiesa non è mai estranea né umanamente, né spiritualmente a quanti soffrono. Non riesce mai ad essere impersonale o fredda di fronte a queste tristi e travagliate storie di vita”. È l’esortazione di Papa Francesco, che ha incontrato oggi nel Palazzo Apostolico Vaticano i partecipanti al corso di formazione per la tutela del matrimonio e la cura pastorale delle coppie ferite, promosso dal 26 al 30 novembre dal Tribunale della Rota Romana presso il Palazzo della Cancelleria. Il tema del corso ha unito i temi della tutela del matrimonio e la cura pastorale delle coppie ferite. “Inconsciamente – ha osservato il Papa – siamo subito attratti da questo secondo aspetto, perché è anzitutto qui che si manifesta la sollecita e materna premura della Chiesa, di ieri e di oggi, dinanzi alle diverse situazioni dolorose che una coppia di sposi può incontrare lungo il suo cammino”. Da qui il suo invito a non trattare le situazioni “con un approccio meramente burocratico, quasi meccanico. Si tratta piuttosto di entrare nel vissuto delle persone, che soffrono e che hanno sete di serenità e di felicità personale e di coppia”. “Le ferite del matrimonio oggi – ha osservato – provengono da tante e diverse cause: psicologiche, fisiche, ambientali, culturali…; a volte sono provocate dalla chiusura del cuore umano all’amore, dal peccato che ci tocca tutti”. Tutte cause che “scavano solchi profondi e amari nel cuore delle persone coinvolte, ferite sanguinanti, dinanzi alle quali la Chiesa non riuscirà mai a passare oltre girando la faccia dall’altra parte”. Perciò la Chiesa quando incontra realtà “di coppie ferite, prima di tutto piange e soffre con loro; si avvicina con l’olio della consolazione, per lenire e curare; essa vuole caricare su di sé il dolore che incontra”. Per questo, “anche nei suoi procedimenti canonici e giurisprudenziali, la Chiesa cerca sempre e solo il bene delle persone ferite, cerca la verità del loro amore; non ha altro in mente che sostenere la loro giusta e desiderata felicità”. Riguardo al matrimonio cristiano il Papa ha ribadito che “questo Sacramento non si improvvisa. È necessario prepararsi da fidanzati. Non è sufficiente che i fidanzati cristiani si preparino a diventare sposi raggiungendo una buona integrazione psicologica, affettiva, relazionale e progettuale, che pure è necessaria per la stabilità della loro futura unione. Essi devono anche nutrire e accrescere progressivamente in sé stessi quella specifica chiamata a modellarsi come sposi cristiani”
Sir
30 novembre Tribunale Rota Romana