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Aveva scelto la debolezza come modalità di presenza nei crocevia del mondo, in ascolto dei poveri. Jean Vanier si è spento l’altra notte.

“Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me (Lc 9,48)

JEAN VANIER
Qualcuno mi ama? Qualcuno vuol essere mio amico, vuol venire con me?
E’ il grido del povero.

E’ da oltre 50 anni che noi viviamo insieme a persone con disabilità mentale.
Sono i più deboli, è il popolo più oppresso del mondo, io li ho visti in quegli Istituti terribili.
Ma loro mi hanno portato a scoprire chi è Gesù, io lo ho incontrato nella debolezza.
Gesù è debole, ha bisogno di noi, ha bisogno di essere amato.
I malati mentali sono il popolo più emarginato, vengono abortiti dalle loro madri.
Sono stato colpito dai maltrattamenti che subivano, erano rinchiusi.
Cosa dovevo fare? Volevo seguire Gesù.
“Inizialmente ho potuto accogliere due uomini che erano stati colpiti da meningite e encefalite, li ho invitati a vivere insieme a me in una piccola casa. E’ stata un’esperienza di gioia.
Bisogna amare Gesù. Nella parabola delle nozze (Lc 14,7-14) sono i poveri, gli ammalati, gli storpi e i ciechi che rispondono all’invito. I ricchi e i potenti rifiutano; non hanno tempo; hanno altre cose da fare.
Ecco la vocazione dell’Arca: mangiare alla tavola delle persone portatrici di handicap mentale.
Non tutti sono credenti, non tutti vanno in Chiesa, ma tutti mangiano alla stessa tavola.
Chiamandoci a condividere il loro pasto, Gesù ci chiede di diventare loro amici, di creare una famiglia con loro, e non principalmente di fare cose per loro.
Gesù va ancora più lontano. Egli non solo diventa amico dei poveri, ma si identifica con loro.
“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a ne.” (Mt25,40)
La comunità dell’Arca è stata fondata del 1964, attualmente ci sono 100 comunità nel mondo.
“Viviamo in piccole case inserite in un paese o nel quartiere di una città. Le persone deboli hanno bisogno di persone più forti vicino a sé. All’Arca abbiamo scoperto che le persone forti hanno bisogno dei più deboli. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Le persone deboli e vulnerabili possono attrarre a sé ciò che di più bello e più luminoso vi è nelle persone più forti; le chiamano ad aprire il loro cuore e la loro intelligenza alla compassione. I più deboli conducono quelli più dotati a scoprire la propria umanità, ad abbandonare un mondo competitivo, per impegnare le proprie energie a servizio dell’amore, della giustizia e della pace; ad accettare meglio le proprie debolezze le proprie fragilità, che spesso cercano di nascondere dietro le maschere.”
“All’Arca, il fondamento della vita comunitaria è la relazione gratuita, cuore a cuore; è la gioia di scoprire la nostra comune umanità. Scopriamo come la relazione inizi da un atteggiamento di ascolto, di accoglienza e di fiducia verso l’altro. La comunione è il luogo della fiducia e del rispetto reciproci. Essa implica umiltà, apertura all’altro, vulnerabilità e condivisione non soltanto dei propri doni e delle proprie ricchezze, ma anche delle proprie povertà e dei propri limiti. Vi si trova anche la comunicazione non verbale: si esprime la propria amicizia, la propria compassione, le proprie necessità le proprie difficoltà tramite gli occhi, le mani, il volto, il tono della voce, e infine con tutto il corpo. Molto spesso le persone con handicap sono considerate come “sbagli della natura” senza valore. Bisogna aiutarle, bisogna avere fiducia nella loro possibilità di crescita. Amare qualcuno non significa anzitutto fare qualcosa per lui, ma aiutarlo a scoprire la sua bellezza, la sua unicità, la luce nascosta in lui, il senso della sua vita.” Ci sono molti genitori che si domandano: mio figlio è una punizione di Dio?
La sua violenza è un grido.
Qualcuno mi ama? Qualcuno vuol essere mio amico, vuol venire con me?
E’ il grido del povero. Ho bisogno di te: questo è il fondamento della fede.
La tenerezza è un modo d’incontrare l’altro, la tenerezza non giudica, non condanna.
I disabili ci insegnano la pazienza, l’amore è un servizio, è accettare tutto, perdonare tutto, credere tutto. Si imparano molte cose vivendo insieme ai disabili mentali, ho potuto vedere la mia violenza. Bisogna ascoltare la sofferenza, guardare il povero come lo guarda Gesù.
Davanti al povero, al disabile, c’è spesso la repulsione, ma se ci si avvicina, si piange insieme si arriva alla compassione. San Francesco aveva inizialmente repulsione dei lebbrosi.
C’è la bellezza e la gioia della missione per i più poveri, la missione è farli rialzare dalle umiliazioni, hanno già sofferto molto.

Testimonianza settembre 2014 Incontro Internazionale Evangelii Gaudium In ascolto dei poveri : Dott. Jean Vanier. Fondatore Comunità de l’Arche