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Omelia del Giovedì Santo

Dopo aver letto questa parte della Passione mi vien da dire: che cosa te ne fai di persone così? Che non capiscono cosa sta per accadere, sonnecchianti, che tradiscono, che rinnegano, che scappano? Che te ne fai di noi Signore? Eppure tu chiedi loro: farò la Pasqua con i miei discepoli, prendete mangiate, prendete bevete, vi precederò in Galilea, restate qui, vegliate con me… Strano pensare che un Dio abbia bisogno di gente siffatta, cioè di me e di voi.
Un Dio dal volto umano che non è un eroe in solitaria, imperturbabile, ma che vive l’amore per noi nella sua carne desideroso di vicinanza, di affetto, di amicizia.
Un Dio che fin che può ha bisogno di amici per trovare forza di donarsi anche ai nemici.
Un Dio che cerca i suoi discepoli, che cerca noi, che ha bisogno di noi per fare quel gesto nel quale racchiude tutta la sua vita, offrirla e poter rimane in comunione con i suoi amici.
Anche una madre e un padre hanno bisogno di un figlio per essere tali, per dire loro: prendimi, mangia, tutto quello che sono, tutta la mia vita è per te, io per te darei il mio sangue
Anche una donna ha bisogno di un uomo – e viceversa – per amare e da amre, per dirsi reciprocamente: io ti voglio bene, anche il mio corpo è tutto per te e so che tu sei tutto per me.
Anche chi soffre, chi lotta, chi combatte contro un male ha bisogno di qualcuno che gli stia a fianco, una mano stretta forte nel momento della morte.
Anche un prete che consegna se stesso a Gesù e alla Chiesa, al Vescovo e alla Comunità ha bisogno di uomini e donne credenti che condividano con lui la passione per il Vangelo.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri, nessuno può vivere o credere da solo, nessuno può da solo compiere la missione della sua esistenza.
Anche non distante da questa logica si mette nelle mani dei suoi amici: prendete questo è il mio corpo, rimani qui, ho bisogno di te, prendimi perché in comunione con me la tua vita diventi un regalo.
Strano pensare che un Dio abbia bisogno di gente siffatta, cioè di me e di voi.