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12 Maggio 2018. Pellegrinaggio a Bologna: testimonianza di don Simone

 

Pellegrinaggio vuol certo dire raggiungere una meta particolare: nel nostro caso era il mosaico «Corpus Domini», realizzato da padre Marco Rupnik a Bologna.

Oltre alla metà, ciò che ha reso particolare questo pellegrinaggio e lo ho impreziosito sotto tante prospettive sono stati tanti aspetti…

Innanzitutto padre Marco, gesuita e riferimento spirituale di grande livello, ci aspettava a Bologna per «condurci» nella sua opera prendendoci per mano, ma soprattutto per accompagnarci in quel mistero di Dio che da artista ha provato ad esprimere e significare; non è cosa da poco stare alla presenza di un’opera d’arte di grande livello con il suo autore che oltre ad essere un mosaicista di caratura internazionale è anche un grande teologo.

Oltre alla meta geografica ce n’era poi una spirituale a rendere ancora più vivo e profondo questo viaggio: il desiderio di ritrovarsi e riscoprirsi comunità.

Ciò che ha permesso di andare oltre l’aspetto simbolico di questo pellegrinaggio è stata anche la partecipazione di una parte, che mi portava in continuazione alla mente l’espressione biblica di «resto», di ogni chiesa sorella. Erano realmente presenti tutte le chiese sorelle.

È stato veramente potente partire con la meditazione di quest’opera, condividere l’eucaristia, e scoprirsi naturalmente, senza artifici e forzature, «insieme» davanti ad una portata di «gnocco fritto»; «dalla preghiera alla vita»: quando sperimenti che non sono solo parole senti la gioia di essere cristiano che poi entra facilmente nella preghiera di ringraziamento e rende le relazioni più lievi e profonde, fraterne davvero.

Un passo alla volta: la partenza anche con il suo carico di aspettative se è reale ha sempre qualche tensione, nel mio caso passare dal seminario al pullman con le persone con cui desideri imparare ad essere prete non è scontato… quindi ho dormito quieto sino a Bologna.

L’ingresso in chiesa colpisce, siamo in periferia, la chiesa è in quello stile di materiali in vista, tratto duro ed essenziale delle linee architettoniche stemperato da un magnifico e caldo tetto in legno, ma che mai farebbero pensare ad un’abside con quell’impatto. Sempre entrare nelle situazioni prima di giudicarle…

Ciò che mi ha colpito di più del mosaico è stato il simbolismo che permette di entrare nella celebrazione: al centro il velo che si squarcia e rivela un calice fatto di calvario, sostenuto da una nera croce ma che si apre verso una gloria fatta dalla comunione, dallo stare insieme. Non lo descrivo, non sono capace. Della spiegazione di padre Marco non dimentico due cose, tutte frutto di un contrasto, mi piacciono le contrapposizioni, nascondono sempre la speranza di una conversione: l’artista che scompare dietro l’opera, in controtendenza con la cultura contemporanea incentrata spesso sull’autore, ciò che conta è mostrare qualcosa di Dio. L’altra è la dinamicità, e quindi l’energia che può avere un mosaico, all’apparenza piano e statico: quando ci ha spiegato, e abbiamo visto come il pane e il vino, che simboleggiano il nostro lavoro quotidiano diventano, nel nome di Gesù, il suo stesso corpo, abbiamo percepito come nella celebrazione la nostra vita con l’Eucaristia possa trasfigurarsi. Cibandosi della sua Parola e del suo Corpo (frutto della consacrazione e trasfigurazione delle nostre attività quotidiane, il pane e il vino), gli individui si fanno veramente comunità cristiana, Chiesa alternativa alle logiche del mondo. Solo nel suo nome si genera la comunione: le persone si scoprono figli di un Dio che è Padre, guardandosi così come fratelli, e non come estranei o rivali.

In quel mosaico che occupa tutto il campo visivo dell’assemblea si vede proprio: dall’altare quadrato, luogo in cui presentare le nostre vite, attraverso quel magnifico calice, che è la vita di Gesù, la croce porta alla comunione del cielo.

Con questi suggestioni nel cuore, sentite da un uomo che insieme ad altri ha messo la sua vita dentro un’opera, è stato difficile non continuare a girarsi verso il mosaico durante la celebrazione dell’Eucaristia, ma vedevo che anche gli altri preti erano abbastanza presi… dal mosaico.