I Gruppi di ascolto della Parola di Dio nella case sono «uno strumento prezioso che dice come la Parola porti frutto, aiuti a custodire la speranza, guidi il cammino» ha detto monsignor Delpini nell’incontro avuto con tutti i responsabili dei gruppi di ascolto nel febbraio 2018. «La liturgia ha sempre voluto sottolineare che è come se avessimo due mense, quella della Parola e quella del pane. Usare gli stessi segni, per accompagnare il libro del Vangelo e l’Eucaristia nella Messa, rivela che si tratta dello stesso momento perché è solo Gesù che ci parla. È Lui che cerchiamo perché siamo persuasi che, senza il Signore, la nostra vita sia come costruita sulle nuvole, la volontà di essere buoni diventi velleitaria, lo sguardo che rivogliamo al nostro futuro sia desolato. Invece, Gesù è qui e ci parla e voi lo testimoniate con l’incontro dei Gruppi di ascolto. Ospitare nelle case dice una prossimità che è la stessa dei greci che si rivolgono a Filippo e Andrea per vedere Gesù». Così nasce, per l’Arcivescovo, la responsabilità della prossimità. «Domandiamoci come mai tante persone non ci chiedono di conoscere il Signore. Forse perché il nostro modo di essere discepoli non è abbastanza luminoso, per desiderare di vedere la luce. Dobbiamo rendere più limpida la testimonianza perché il Gruppo non è un club privato, ma una realtà che ha una ragione particolare per ritrovarsi».
Da qui la sfida: «Il Gruppo di ascolto può diventare una provocazione per il buon vicinato che mi sembra lo strumento più promettente per ricostruire il tessuto del Paese e della città. Occorre essere interlocutori della domanda che viene magari un poco confusa, ma che può essere l’inizio della fede. Così nasce la Chiesa».
Nel richiamo al Sinodo minore arriva, infine, la consegna. «Come accettare la sfida di essere ancora attraenti e capaci di positività? Questa è la domanda che vi lascio come impegno. Vi incoraggio a proporre a qualcuno di unirsi al vostro Gruppo, magari a persone poco interessate, che stentano a sentirsi accolti nelle nostre comunità, che, magari non sono abbastanza persuase ad andare a Messa o stranieri che non parlano bene la nostra lingua. Se li invitiamo, potranno trovare la gioia di essere cristiani attivi e partecipi. Non è semplice, ma è una sfida a cui non possiamo sottrarci».

Con queste parole sullo sfondo continuano anche nella nostra Comunità pastorale i gruppi di ascolto con queste tre consapevolezze:

  1. Al cuore di ogni incontro vi è la proclamazione della Parola di Dio: essa è spiegata e commentata, dal suo ascolto nasce la comunicazione fra i membri del Gruppo e sgorga la preghiera
  2. La scelta dell’ambiente domestico, laddove la gente vive, permette di accogliere altri, crea relazioni di buon vicinato, dona la gioia di vivere, fra le mura di casa, un’intensa comunicazione nella fede.
  3. I Gruppi sono guidati solo da laici. Non si tratta di un ripiego per la mancanza di sacerdoti, ma di un’esplicita scelta pastorale, al fine di valorizzare la vocazione battesimale, scommettendo sulla maturità cristiana del laicato.

SEGUE PROGRAMMA