I nostri patroni San Riccardo e San Martino di Tours

San Riccardo

 

Nacque nel 1897 a Trivolzio. Laureatosi in medicina nel 1921, lavorò per sei anni come medico condotto a Morimondo (Milano). Nel 1927 entrò a Brescia nel noviziato dei Fatebenefratelli e vi emise la professione religiosa il 24 ottobre 1928. Gli venne affidato il gabinetto dentistico. Purtroppo nella primavera del 1929 la sua salute peggiorò per la tubercolosi. Il 18 aprile 1930 fu trasferito nell’Ospedale del Fatebenefratelli di Milano dove morì il primo maggio. (Avvenire)

 

 

 

Erminio Filippo Pampuri, in religione Fra Riccardo, decimo di undici figli, nacque il 2 agosto 1897 a Trivolzio (Pavia) da Innocenzo e Angela Campari, e fu battezzato il giorno seguente.
Orfano di madre a tre anni, venne accolto ed educato in casa degli zii materni a Torrino, frazione di Trivolzio. Nel 1907 gli morì a Milano anche il padre.
Compiute le scuole elementari in due paesi vicini, e la prima ginnasiale a Milano, fu alunno interno nel Collegio Sant’Agostino di Pavia. Dopo gli studi liceali, si iscrisse alla facoltà di medicina nell’Università di Pavia.

Durante la prima guerra mondiale, fu sotto le armi negli anni 1915-1920, prestando servizio sanitario in zona di guerra, prima da sergente, poi da ufficiale aspirante medico.
Si laureò in medicina e chirurgia col massimo dei voti il 6 luglio 1921 nella menzionata università.
Dopo un tirocinio presso lo zio medico e una breve supplenza nella Condotta medica di Vernate, fu nominato medico condotto di Morimondo (Milano).
Nel 1922 compì lodevolmente un corso di perfezionamento nell’istituto Ostetrico-Ginecologico di Milano, e nel 1923 il corso per l’abilitazione ad ufficiale sanitario nell’Università pavese.
Molto presto cominciò ad aprire la mente e il cuore agli ideali cristiani della santità e dell’apostolato, sì che già da fanciullo avrebbe voluto seguire la vita sacerdotale e missionaria, ma ne fu sempre dissuaso per la gracilità della sua salute.
Fin dall’adolescenza fu sempre e dovunque fulgido esempio del cristiano che, pur vivendo in mezzo al mondo, professa apertamente e con coerenza il messaggio evangelico e pratica con generosa dedizione le opere di misericordia. Amava la preghiera e si teneva costantemente in intima unione con Dio an
che durante l’attività esterna.
Assiduo alla mensa eucaristica, si intratteneva lungamente dinanzi al santo tabernacolo in profonda adorazione.
Devotissimo della beata Vergine Maria, recitava il Rosario anche più volte al giorno.
Fu socio, attivo ed operoso, del Circolo Universitario Severino Boezio di Pavia ed anche della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli e terziario francescano.
Appartenente all’Azione Cattolica fin da ragazzo, giunto nella Condotta medica di Morimondo, fu prezioso collaboratore del parroco, confondatore del Circolo della Gioventù di Azione Cattolica, di cui fu il primo presidente, e del corpo musicale: l’uno e l’altro intitolati a San Pio X. Fu pure segretario della commissione missionaria della parrocchia.
Organizzava turni di esercizi spirituali presso la ” Villa del Sacro Cuore ” dei Padri Gesuiti in Triuggio, per i giovani del Circolo e per i lavoratori della campagna ed operai, sostenendone generalmente anche le spese, e vi invitava pure colleghi ed amici.

Nell’esercizio della professione, oltre ad essere molto studioso e competente, era ammirevolmente sollecito, generoso e caritatevole.
Visitava gli infermi senza mai risparmiarsi né di giorno né di notte in qualunque parte della Condotta medica, allora assai impervia. Essendo i malati in gran parte poveri, dava loro medicine, danaro, alimenti, indumenti, coperte, ed estendeva la sua carità anche ai lavoratori e ai bisognosi sia di Morimondo e delle cascine vicine, che di altri paesi e località.
Quando perciò, dopo circa sei anni, lasciò la Condotta medica per farsi religioso, il rimpianto di aver perduto il ” dottorino santo ” fu vivissimo e generale, fino a farsene eco anche la stampa quotidiana.
Il dott. Pampuri abbracciò la vita religiosa ospedaliera nell’Ordine di San Giovanni di Dio (” Fatebenefratelli “) p
er potere così conseguire più speditamente la perfezione evangelica e nello stesso tempo continuare l’esercizio della professione medica a sollievo del prossimo sofferente. Entrato nell’Ordine a Milano il 22 giugno 1927, dopo l’anno di noviziato, compiuto a Brescia, il 24 ottobre 1928 emise i voti religiosi.
Nominato direttore del Gabinetto dentistico annesso all’Ospedale dei Fatebenefratelli di Brescia, frequentato prevalentemente da poveri e da operai, fra Riccardo si prodigò instancabilmente a loro sollievo con meravigliosa carità, attirandosi la stima e la venerazione di tutta la popolazione.
Durante la sua vita religiosa fra Riccardo, com’era sempre stato nel secolo, fu a tutti modello di perfezione e di carità: ai confratelli, ai medici, agli infermi, al personale paramedico e ausiliare e a quant’altri lo avvicinavano. Da tutti era tenuto in concetto di santità.
In seguito alla recrudescenza di una pleurite contratta durante il servizio militare, degenerata in broncopolmonite specifica, il 18 aprile 1930 fu trasportato da Brescia a Milano, dove morì santamente il 1°
maggio a 33 anni di età, ” lasciando il ricordo di un medico che seppe trasformare la propria professione in missione di carità, e di un religioso che riprodusse in sé la figura del vero figlio di S. Giovanni di Dio ” (Decreto di eroicità delle virtù, 12 giugno 1978).
Dopo la morte, la fama di santità, che riscuoteva in vita, si diffuse largamente in Italia, in Europa e negli altri continenti. Molti fedeli ottenevano da Dio grazie segnalate, anche miracolose, per sua intercessione.

Approvati i due miracoli presentati, venne beatificato da sua Santità Giovanni Paolo II il 4 ottobre 1981.
Poi, riconosciuta miracolosa la guarigione avvenuta il 5 gennaio 1982 ad Àlcadozo (Àlbacede, Spagna) per l’intercessione del Beato Riccardo Pampuri, venne approvato il miracolo. Nella festività di Tutti i Santi, 1° novembre 1989, è solennemente canonizzato.
La vita breve, ma intensa, di Fra Riccardo Pampuri è uno sprone per tutto il popolo di Dio, ma specialmente per i giovani, per i medici, per i religiosi.
Ai giovani contemporanei egli rivolge l’invito a vivere gioiosamente e coraggiosamente la fede cristiana; in continuo ascolto della parola di Dio, in generosa coerenza con le esigenze del messaggio di Cristo, nella donazione verso i fratelli.
Ai medici, suoi colleghi, egli rivolge l’appello che svolgano con impegno la loro delicata arte, animandola con gli ideali cristiani, umani, professionali, perché sia un’autentica missione di servizio sociale, di carità fraterna, di vera promozione umana.
Ai religiosi ed alle religiose, specialmente a quelli e quelle che, nell’umiltà e nel nascondimento, realizzano la loro consacrazione fra le corsie degli ospedali e nelle case di cura, Fra Riccardo raccomanda di vivere lo spirito originario del loro Istituto, nell’amore di Dio e dei fratelli bisognosi ” (Omelia, 4 ottobre 1981).
Il corpo di San Riccardo Pampuri è conservato e venerato nella Chiesa parrocchiale di Trivolzio (Pavia) e la sua festa si celebra il 1° maggio.

Fonte: Santa Sede

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San Martino di Tours

Festeggiato il 11 novembre
Nato a Sabaria (Ungheria) nel 316-317
Morto a Candes (Francia) l’ 8 novembre 397
Patrono dei Mendicanti

Etimologia:  Martino = dedicato a Marte

Non é da confondere con gli omonimi san Martino

  • San Martino de Porres (domenicano) nato a Lima (perù) il 9 dicembre 1579
  • San Martino di Braga (vescovo) nato in Pannonia (attuale Ungheria) nel 510
  • San Martino (eremita) nobile romano di nome Marco, nato nel 500

Secondo la tradizione avrebbe dato prova della sua carità e anche per il prossimo tagliando in due il suo mantello e donandone metà ad un povero. Si ritirò a Ligugé, presso Portiers, dove con un gruppo di discepoli, fondò il primo monastero, divenendo presto famoso in tutta la Gallia. Eletto vescovo di Tours (371), diffuse il cristianesimo in tutta la Gallia occidentale.
Martino fu uno dei santi più popolari dell’Europa occidentale; centinaia di parrocchie e di comuni presero il suo nome. E anche considerato il patrono dei soldati. Lottò con energia contro le eresie, l’idolatria e la supremazia.

 

Quattromila chiese dedicate a lui in Francia, e il suo nome dato a migliaia di paesi e villaggi; come anche in Italia, in altre parti d’Europa e nelle Americhe: Martino il supernazionale. Nasce in Pannonia (che si chiamerà poi Ungheria) da famiglia pagana, e viene istruito sulla dottrina cristiana quando è ancora ragazzo, senza però il battesimo. Figlio di un ufficiale dell’esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia. E’ in quest’epoca che può collocarsi l’episodio famosissimo di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo.
Lasciato l’esercito nel 356, raggiunge a Poitiers il dotto e combattivo vescovo Ilario: si sono conosciuti alcuni anni prima. Martino ha già ricevuto il battesimo (probabilmente ad Amiens) e Ilario lo ordina esorcista: un passo sulla via del sacerdozio.
Per la sua posizione di prima fila nella lotta all’arianesimo, che aveva il sostegno della Corte, il vescovo Ilario viene esiliato in Frigia (Asia Minore); e quanto a Martino si fatica a seguirne la mobilità e l’attivismo, anche perché non tutte le notizie sono ben certe.
Fa probabilmente un viaggio in Pannonia, e verso il 356 passa anche per Milano. Più tardi lo troviamo in solitudine alla Gallinaria, un isolotto roccioso davanti ad Albenga, già rifugio di cristiani al tempo delle persecuzioni. Di qui Martino torna poi in Gallia, dove riceve il sacerdozio dal vescovo Ilario, rimpatriato nel 360 dal suo esilio. Un anno dopo fonda a Ligugé (a dodici chilometri da Poitiers) una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa.

Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell’altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier. Di qui intraprende la sua missione, ultraventennale azione per cristianizzare le campagne: per esse Cristo è ancora “il Dio che si adora nelle città”. Non ha la cultura di Ilario, e un po’ rimane il soldato sbrigativo che era, come quando abbatte edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più risentimenti che adesioni. Ma l’evangelizzazione riesce perché l’impetuoso vescovo si fa protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la testa. Sapere che c’è lui fa coraggio. Questo spiega l’enorme popolarità in vita e la crescente venerazione successiva.
Quando muore a Candes, verso la mezzanotte di una domenica, si disputano il corpo gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours. Questi ultimi, di notte, lo portano poi nella loro città per via d’acqua, lungo i fiumi Vienne e Loire. La sua festa si celebrerà nell’anniversario della sepoltura, e la cittadina di Candes si chiamerà Candes-Saint-Martin.


Autore: Domenico Agasso

Fonte: “Famiglia Cristiana”