I commenti sono off per questo post

«Io accolgo te…»

«Io accolgo te…»: è solo un esempio fra i tanti che fa comprendere la forza della parola sacramentale. «Sono parole che compiono materialmente ciò che dicono e che danno vita ad un rapporto di una qualità diversa che prima non esisteva… pronunciare con solennità il pronome personale “io” fa un certo effetto sugli sposi, perché significa riconoscersi dentro la propria storia, ritrovarsi dentro quella scelta fondamentale e definitiva… Fintanto che non c’è apertura e confronto sincero con l’altro, non riusciremo mai a comprendere a fondo la nostra identità, e a dire con verità quell’”io” che pronunciamo il giorno delle nozze. L’altro, dunque, mi aiuta a capire meglio me stesso; mi svela, mi mette a nudo, tira fuori il mio vero “io”, mette in luce parti di me che altrimenti rimarrebbero sempre nel buio sconosciute. Il tuo sposo o la tua sposa è colui che ti aiuta a liberarti di tutto quello che non sei, per trovare la tua profonda e vera identità». Ma il discorso sul nome si approfondisce poi con la rievocazione del battesimo, il dono dei sé, la gratuità, il senso stesso dell’amore umano e del matrimonio, senza dimenticare un concetto come quello di “fedeltà” in “ogni” stagione e momento della vita: “nella gioia e nel dolore”, “nella salute e nella malattia”.
Vatican Insider