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Siamo insomma sempre stati dei migranti sulla strada verso l’eternità.

L’opinione pubblica e i governi si confrontano con il dramma e con la sfida delle migrazioni di massa. Ma uno sguardo alla storia dell’umanità mostra che siamo tutti dei migranti, sin da quando il genere umano giunse in Europa 40.000 anni fa, provenendo dal continente africano, dove non soltanto ha avuto le sue origini, ma anche compiuto il suo processo di evoluzione per 100.000 anni.

Anche la Bibbia si rivela non a caso una biblioteca infinita di storie di migranti scritte per un popolo migrante, il popolo di Dio, da Adamo fino a Gesù e agli apostoli. Adamo ed Eva devono lasciare la loro prima dimora, il Paradiso. Il resto del libro della Genesi pullula di episodi di fuga e di migrazione. Le grandi storie della Bibbia, come quelle di Giuseppe e i suoi fratelli e di Noemi e Rut, si sviluppano su palcoscenici stranieri. È mentre sono in fuga o in viaggio che Giacobbe, Elia e Giona incontrano Dio. In mezzo ai pericoli del viaggio Tobia sperimenta la protezione dell’angelo Raffaele. Nell’Esodo – mito fondatore ed ethos fondamentale – la fuga attraverso il mare dei Giunchi conduce, di fatto, alla nascita di un popolo. Quale enorme contrasto esiste tra la storia piena di speranza della liberazione dal mare dei Giunchi e la fuga attraverso il mar Mediterraneo, che è diventata un «racconto dell’orrore» dei nostri tempi!

È dunque come popolo di rifugiati che Israele diventa il popolo di Dio. E nel concludere l’alleanza al Sinai, Dio richiede dal suo popolo liberato un impegno che è connesso alla sua liberazione: «Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri in terra d’Egitto» (Es 23,9). Il Dio della Bibbia è un Dio di liberazione, un Dio dei migranti.

La Civiltà Cattolica