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Iniziaziazione cristiana in pratica. I ragazzi: Chi sono? Cosa fanno? Come vivono?

“Nel nostro contesto sociale possiamo notare un paradosso molto forte: vi è dapprima  un bambino adultizzato e poi un adolescente infantilizzato; in entrambi i casi vi è una manipolazione del processo di crescita e si creano dispositivi artificiosi non lineari.
Al soggetto in crescita oggi arriva questo messaggio ambivalente: quando sei piccolo devi diventare grande per valere, per essere qualcuno, ma poi quando sei grande è meglio ritornare piccoli, perché l’adultità è fatica e responsabilità. Cresci per valere, ma torna piccolo per essere spensierato.Ciò che facciamo passare è, quindi, l’idea innaturale di manipolare i passaggi e non di accompagnarli nella loro naturalezza.
Gravano sui ragazzi una serie di aspettative e attese: l’insicurezza del mondo adulto chiede, paradossalmente, a loro la conferma del loro far bene/far male (“dimmi che sto facendo bene”, “dimmi che sarai la mia soddisfazione”). In preadolescenza e adolescenza questo diviene un aspetto particolarmente cruciale, in quanto sono particolarmente  desiderosi di affermazione e di successo; i dinamismi di autostima si indeboliscono e si fa  più fatica a ritrovare se stessi come fonte di bene.
Dice Gauchet che “il figlio del desiderio” è un figlio su cui grava la domanda “Riuscirò ad essere all’altezza delle aspettative che hanno riposto in me?” e immaginate come può vivere una persona con questo “peso”.
I ragazzi ci chiedono, dunque, di essere ri-conosciuti, di essere guardati continuamente come custodi del loro tempo e non come specchio degli adulti. Il riconoscimento significa capacità di vedere e ri-vedere continuamente la loro novità, ma anche di offrire loro conferme e disconferme non indifferenza.
Il messaggio di chi genera è: tu puoi esistere per quello che sei, tu sei amabile nella tua unicità, tu vai bene così come sei, tu sei figlio e il mio compiacimento sta nel tuo esserci e non in quello che mi dai.
Alle volte mi sembra che questo sia anche reso difficile dal fatto che moltissime proposte sono focalizzate sul gruppo: il gruppo è elemento di risorsa senz’altro, esperienza – in miniatura – della comunità, spazio di esplorazione e di valorizzazione delle differenze, ma attenzione perché questo non sia privativo e di ostacolo allo sviluppo e al senso dell’accompagnare la fede che è personale, all’esperienza dell’essere guardati nella propria specificità. ”

Vedere intervento completo di Alessandra Augelli allegato

 

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