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Italia e giovani

Italia e giovani, un rapporto difficile. “Non siamo un paese amico dei giovani”, dicono alcuni. “Studiare non paga”, sostengono altri. “Ci state rubando il futuro, non possiamo diventare grandi, fare famiglia, progettare”, si giustificano i diretti interessati. Realtà oggettiva, parole d’ordine, retoriche pubbliche, giustificazioni auto-assolutorie: tutto si mescola in un crescendo di drammatizzazione.
Certo è che il rapporto tra giovani e istituzioni del mondo adulto non è facilissimo. Le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro sono forse l’indicatore più chiaro. Ma nonostante quel che taluni pensino, laurearsi resta comunque un buon affare. Il “pezzo di carta” garantisce tassi di occupazione di ben venti punti superiori rispetto alla media. Ma garantisce anche stipendi più elevati.
I giovani descritti dalla sociologia sono infatti “liquidi”, con identità deboli, più individualisti rispetto ai loro genitori, meno disposti a riconoscersi in un minimo comune denominatore definito da bisogni di tipo sociale ed economico.
Insomma, forse avevano ragione i nostri vecchi: con la cultura non si mangia. Una triste e paradossale evidenza nel Paese che può vantare il più vasto repertorio di beni culturali al mondo.
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