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L’autentico terzo settore è una realtà che vive non per fare profitto individuale, ma per ricostruire legami di comunità. Risposte di qualità e non ideologiche.

L’autentico terzo settore è una realtà che vive non per fare profitto individuale, ma per ricostruire legami di comunità, per riconsegnare continuamente quel valore aggiunto dato dalla solidarietà e dalla creazione di legami sociali» sottolinea don Colmegna, avvertendo che «il valore non solo del terzo settore, ma anche di tutta la società civile viene distrutto se lo si pensa solo in termini mercantili». Proprio per questo, chiarisce don Colmegna, «vogliamo che l’opinione pubblica veda la trasparenza del nostro lavoro, perché il denaro che amministriamo è quello che ci serve per valorizzare gli incontri tra le persone, e fino all’ultimo va restituito in questo suo valore aggiunto».

La Casa della Carità presenterà
una fotografia del lavoro svolto, giovedì 13 giugno, alle 16.30, nella Sala conferenze dell’Acquario Civico (viale Gadio 2, Milano) Fondazione voluta dal cardinale Martini nell’ospitalità e nel sostegno ai più fragili (un esempio per tutti, i senza fissa dimora con fragilità psichiche).

La Casa della carità riceve quotidianamente persone in difficoltà cui, attraverso servizi di accoglienza ampi ed eterogenei, si cerca di dare una risposta ai bisogni espressi. Queste attività prevedono anzitutto l’ascolto e il soddisfacimento di prime necessità, come la cura e l’igiene personale, visite mediche, consulenze legali e di inserimento lavorativo. I principali destinatari sono anziani soli, persone senza dimora, detenuti ed ex detenuti, richiedenti asilo, rifugiati e migranti, intere famiglie in gravi difficoltà.

La Casa della carità opera con uno sportello di inserimento lavorativo, che privilegia percorsi individualizzati, qualitativi e mirati. Questo per costruire dei reali e concreti processi di occupazione e contrattualizzazione.

E anche la scuola di Italiano, centro di ascolto ecc.

Azioni concrete, che si rispecchiano proprio nell’attività che più è cresciuta nell’ultimo anno, quella delle docce per i senza fissa dimora: un servizio “di base” a cui si sono affiancate subito anche attività ricreative e di socialità per gli stessi ospiti. Perché, sottolinea ancora una volta Don Colmegna, la sfida per il riscatto delle persone, così come quella per portare a tutti solidarietà e sicurezza, «sono possibili solamente con risposte di qualità e non ideologiche».

Chiesa di Milano