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A Pavia, su orme antiche per religiosità moderne

Giornata iniziata all’insegna di un meteo variabile e incerto ma che invece offriva un programma dettagliato e ben organizzato per un’escursione nella città di Pavia, con l’opportunità di conoscere monumenti e chiese di rilievo storico e architettonico.

Giovedì 6 giugno si è conclusa la serie di visite guidate programmate per la Comunità Pastorale di Peschiera che ha riscontrato una notevole e interessata partecipazione.
Il percorso culturale proposto quest’anno ha voluto “riscoprire le radici della presenza cristiana a Milano”; è iniziato nel mese di gennaio, partendo dall’ incontro della figura di Sant’ Ambrogio, patrono di Milano, nella Basilica omonima, per passare poi alle storie di altri santi lombardi come San Nazaro, San Simpliciano, Sant’ Eustorgio, fino ad arrivare a Sant’Agostino, discepolo di quell’Ambrogio che aveva conosciuto in gioventù proprio a Milano e che lo avrebbe portato sulla via della fede, della testimonianza vescovile e che proprio Pavia conserva la sua salma, dopo varie peripezie e spostamenti. I due santi sono stati così riuniti in questo ideale percorso per colmare la distanza che li separa da noi che li stimiamo come grandi modelli non solo per Milano e per Pavia.

In mattinata siamo stati accolti dal Castello Visconteo che proprio i Visconti vollero circondato da un grandioso parco per la caccia, che si estendeva originariamente fino alla Certosa di Pavia; parte di questo antico territorio è ancora presente nel suo giardino intitolato a Papa Wojtyla.
Il Castello mostra ancor oggi le sue ferite, dovute a saccheggi e devastazioni dei secoli passati, anche se fu in origine la splendida sede di una corte raffinata, come è ancora possibile intuire dalle grandi bifore esterne e dall’aereo loggiato del cortile.

Nell’area limitrofa abbiamo raggiunto la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro (in coelo aureo di dantesca memoria), costruita in stile longobardo e poi ricostruita in stile romanico nel XII secolo. Il nome della basilica è dovuto al fatto che la copertura dell’originaria chiesa, probabilmente a cassettoni o a capriate lignee a vista, presentava una sontuosa decorazione a foglia oro, che noi però abbiamo soltanto potuto immaginare! La chiesa, austera e solenne nel suo interno, conserva nella cripta le spoglie di Severino Boezio e sull’altare l’Arca di Sant’Agostino, maestosa opera decorata da più di 150 statue, che raffigurano angeli, santi, vescovi e da formelle con episodi della vita del santo.

                                              

Accanto una bellissima e ampia sacrestia con decorazioni “grottesche” molto suggestive, che forse sarebbe desiderata dalla nostra diaconia nelle chiese della nostra comunità!!
Dopo un pranzo in riva al Naviglio Pavese, con un tipico risotto e un buon vino, la compagnia ha ripreso a camminare i secoli della storia e dell’arte pavese, spostandosi all’Università, una tra le più antiche del mondo, fondata nel 825 dall’imperatore Lotario I con una scuola di retorica; poi, nel 1361, Galeazzo II Visconti la dotò di uno Studium Generale con privilegi particolari.
Nei chiostri dell’Università si respirava aria di sapienza, di scienza e di cultura, rallegrata dal vociare e dal desiderio di conoscere della moderna gioventù.

La visita è continuata per ammirare la Basilica di San Michele, considerata il prototipo della chiesa romanica medievale, che si discosta dalle altre chiese cittadine per l’utilizzo della fragile pietra arenaria, dai colori suggestivi e anche per la sua pianta a croce latina. La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture color ocra di grande bellezza e suggestione, ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta al tempo e agli agenti atmosferici.

                                    

Particolare di rilievo il luogo nella navata centrale dove fu incoronato imperatore Federico Barbarossa e il mosaico pavimentale del presbiterio, che raffigura un labirinto sormontato dalla figura dell’anno contornato dalle raffigurazioni dei mesi, purtroppo non completo ….
Un momento di alta spiritualità è stato suggerito da un magnifico e prezioso crocifisso in lamina d’argento del X secolo, voluto dalla badessa Teodote Raingarda, raffigurante un Cristo trionfante sulla morte con un abbraccio a tutta l’umanità.

 

Una passeggiata per il Corso Strada Nuova ci ha portato verso il Duomo, importante edificio rinascimentale, che possiede una grandiosa cupola ottagonale in muratura, tra le più grandi d’Italia per altezza e ampiezza.

                                                 

Il percorrere il Ponte Vecchio sul Ticino, tra le forme dell’antico Ponte Coperto, risalente al XIV secolo, ci ha riportato alla realtà del ritorno, conservando nelle foto e nella memoria i gioielli artistici degni di una città non solo di provincia.

       

Ringraziamenti spettano di dovere agli ideatori di questi percorsi d’arte, agli organizzatori, alla guida che ci ha accompagnato e tutti sperano in un … bis per la prossima stagione, che forse chissà si potrebbe presentare sulle orme di Leonardo.
Eleonora C.