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C’è una comunità che li accompagna, che li aiuta a esprimere al meglio ciò che hanno dentro. “Io sono un talento”

Nell’estate 2019 un percorso alla scoperta dei propri talenti accompagnerà i ragazzi. Ogni settimana, attraverso i segreti di una disciplina artistica diversa – dalla pittura alla scultura, dalla musica alla scrittura, fino alla fotografia -, cinque artisti speciali, che si sveleranno via via essere santi del nostro tempo – madre Teresa di Calcutta, Gianna Beretta Molla, padre Pino Puglisi, Francesca Saverio Cabrini e Piergiorgio Frassati – porteranno i ragazzi in una immaginaria accademia d’arte, mostrando come hanno messo in gioco e scambiato i propri talenti, vivendo una vita a regola d’arte. «Bella storia!» potranno dunque esclamare i ragazzi, pensando alle vite di questi artisti-santi, ma soprattutto, attraverso i loro racconti, direttamente alla propria vita. Non a caso questa esclamazione tipica del mondo giovanile è stata scelta come titolo dell’oratorio di quest’anno.
Una “bella storia” è infatti la storia dell’oratorio estivo, ma anche quella di ciascun ragazzo, quando si sente coinvolto e protagonista di una bella esperienza – spiega don Stefano Guidi, direttore della Fondazione degli oratori milanesi (Fom) e responsabile del Servizio diocesano per l’Oratorio e lo Sport -. Il talento è l’immagine con cui vogliamo esprimere e raccontare ai ragazzi che la vita di ciascuno è qualcosa di speciale, di originale, che ciascuno di noi è un dono, una benedizione». «Ora – continua don Guidi – i ragazzi possono scoprire, all’interno della storia e della vita di tutti i giorni, di essere loro stessi un dono, una benedizione. Possono dire: “Io sono un talento”».
Perché l’oratorio punta su questo messaggio? «Innanzitutto perché questa è una verità della vita che ciascuno, attraverso uno sguardo sulla propria esperienza, ha bisogno di sentirsi dire», sintetizza don Guidi, che sottolinea l’importanza di questo messaggio soprattutto in un contesto faticoso e inquieto come quello attuale: «Cresce una solitudine personale e affettiva, ma anche vocazionale, con l’idea, che dagli adulti passa ai ragazzi, che bisogna costruirsi da soli la propria vita. Vogliamo comunicare invece che Gesù ha un messaggio positivo, di grande incoraggiamento e di senso, che mette tutto in una luce diversa. Ai ragazzi diciamo che c’è una comunità che li accompagna, che li aiuta a esprimere al meglio ciò che hanno dentro».

Una comunità, quella dell’oratorio, che molti bambini hanno l’opportunità di conoscere proprio nelle prime settimane estive, quando termina la scuola. «Non deve sorprenderci o scandalizzarci il fatto che, soprattutto in estate, l’oratorio si riempia a partire da un bisogno come quello delle famiglie – sottolinea il direttore della Fom -. Abbiamo capito infatti che l’oratorio deve essere anche questo, che deve rispondere al bisogno educativo di un territorio. Possiamo constatare che, nel contesto sociale di oggi, non sempre si conoscono l’oratorio e le sue finalità educative, per cui l’oratorio stesso può fare fatica a comunicarle. Ma il fatto che continui a essere frequentato dice, più che un punto di debolezza, un punto di forza. Mostra di essere un ambiente aperto, accogliente, dove tutti si sentono coinvolti anche senza una particolare richiesta di impegno o di frequenza, di cui tutti, poco o tanto, si possono sentire partecipi. È da questo punto di forza che possiamo poi partire per altri discorsi, per altri cammini». Chiesa di Milano